Roma, la preside della Pisacane annuncia: "D'ora in poi si chiama Makiguchi"

Genitori in rivolta per la scelta del dirigente di intitolare l'istituto, frequentato per il 90% da immigrati, a un pedagogo giapponese. Contraria l'assessore all'Istruzione Marsilio. La senatrice leghista: «Per pronunciare il nome bisognerà fare un corso»

Povere mamme, e perché no, poveri bambini della scuola elementare romana Carlo Pisacane. Presto si chiamerà Tsunesaburo. Dal nome del «famosissimo» pedagogista giapponese Makiguchi di nome e Tsunesaburo di cognome, appunto. Addio dunque all'eroe risorgimentale napoletano che finora ha dato il nome all'istituto, protagonista della rivolta dei contadini nel Regno delle Due Sicilie dopo lo sbarco a Sapri con i «trecento giovani e forti». Ma le (poche) mamme italiane sono insorte: «È solo l'ultimo passo di un disegno che ha portato in otto anni a creare una scuola di soli stranieri ed isolare i nostri bambini», ha detto all'Ansa Flora Arcangeli del «Comitato mamme per l'integrazione», che già in passato aveva minacciato di «abbandonare l'istituto in assenza di un progetto di vera integrazione». Già, perché la scuola è frequentata per il 90% da alunni immigrati.
L'idea grama stile ideogramma è venuta alla preside Nunzia Marciano, che l'ha messa nero su bianco durante l'ultimo consiglio d'Istituto dello scorso 27 aprile. Provvedimento, pare, approvato all'unanimità dall'organismo scolastico. Ma le mamme vogliono vederci chiaro e hanno chiesto di visionare i registri della riunione. Al ministero e all'assessorato, per adesso, non sarebbe pervenuta alcuna richiesta di cambio di nome.
A difesa di Pisacane sono scesi in campo molti esponenti politici del centrodestra. Indignato il deputato del Pdl Fabio Rampelli, che ha chiesto al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, al prefetto di Roma e al direttore dell'ufficio scolastico regionale del Lazio «di non avallare questa scelta, che cancellerebbe anche la nostra identità culturale». Contraria anche la Lega Nord. Per la senatrice del Carroccio Irene Aderenti «la si poteva chiamare Maria Montessori o Gianni Rodari, due nomi che tutto il mondo ci invidia. E invece per pronunciare in nome del pedagogo giapponese bisogna organizzare un corso...». È insorta anche l'assessore alla scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio, che accusa: «In quella scuola non è stato mantenuto l'accordo per un'equa distribuzione di alunni stranieri nelle classi con la riconferma per la prima elementare dell'80 per cento di alunni non italiani».
Il capogruppo della Sinistra al Consiglio regionale del lazio Enrico Fontana, si è schierato con la preside: «Nel quartiere di Torpignattara si sperimentano concretamente le difficoltà di costruire una società multietnica. Quel cambio di nome non è un atto anti italiano», ha detto