Roma, una rinascita da verificare contro il Genoa

Domanda: la Roma è uscita dalla crisi? Siamo schietti, non abbiamo la palla di vetro per scrivere quel che sarà. Ma stavolta, pur annotando il 3 a 0 di sabato sera, l’ipotesi che l’era delle vacche magre non sia ancora finita vagheggia nella testa di chi non si sofferma su un risultato roboante come quello inflitto alla Reggina. Un po’ perché gli amaranto di Calabria (un punto in classifica) non sono sembrati fulmini di guerra e un po’ perché, a guardar bene, non è che gli automatismi ideati da Spalletti siano stati rispettati alla lettera.
Di buono c’è stato il rientro di Perrotta, bistrattato e fatto fuori dalla piazza con l’arrivo di Baptista salvo essere diventato adesso il salvatore della patria romanista dopo aver visto all’opera la «bestia» nelle prime uscite. E, fra le note positive, va trascritta anche quella riguardante Taddei, che sembra essersi ripreso dagli acciacchi. Poi, a voler essere magnanimi, l’altra sera s’è rivisto Riise in ripresa e pure Aquilani non è dispiaciuto, mentre un plauso a parte merita Brighi, che s’è fatto trovare pronto nel ruolo di primo rincalzo del centrocampo. Il dilemma è rappresentato da Totti, che viaggia ovviamente a scartamento ridotto e il sospetto che non torni ad essere il campione delle scorse stagioni preoccupa la platea romanista in maniera decisa, con i tifosi che s’interrogano («quando nascerà un nuovo Totti?», si chiedono) e toccano ferro per la paura che il trentaduenne gladiatore sia giunto al canto del cigno.
No, non funziona tutto a dovere, ed è bastato dare un’occhiata ieri pomeriggio a Juventus e Inter per rendersi conto che - obiettivamente - il gap con le prime s’è creato a prescindere dalle tre lunghezze di distacco dalla vetta. Bisognerà comunque ingraziare questa squadra per quel che ha fatto fino a oggi, e regalare un'ovazione a chi, come Panucci, l’ha presa per mano quando sembrava il Titanic all'ultimo giorno di navigazione. E meriti senza eguali vanno ascritti anche a Luciano Spalletti, che non ha fatto il suo tempo come dichiarano in tanti: il tecnico toscano è il primo a credere nel progetto e sarà l’ultimo ad andarsene. Considerazioni più o meno benevole, non c’è comunque neanche il tempo per soffermarsi a pensare. Dopodomani va di nuovo in scena il campionato: a Genova, contro il principe Milito e l’ex Ferrari, ci sarà da soffrire. Lì, a Marassi, i romanisti faranno la prova del nove, utile a capire se il successo contro la squadra di Nevio Orlandi è stata solo vanagloria.