Roma, Roscioli e il paradiso del piacere goloso

da Roma

Roscioli, al 34 di via dei Chiavari, vicino Campo de’ Fiori a Roma, dal 1951 è sinonimo di pane e dal dicembre 2002, in via dei Giubbonari, è pure una «Salumeria, formaggeria e vineria con cucina» grazie ai fratelli Alessandro e Pierluigi Roscioli che hanno trasformato la seconda bottega di famiglia (Rita la mamma e Marco il babbo) in un luogo di assoluto piacere edonistico.
Di ottimi posti dove si può fare la spesa e anche mangiare buoni bocconi è piena l’Italia, ma Roscioli ha una marcia in più perché tutto il bendidio che mette in mostra assume, tra bancone e pareti, una posa tentatrice come poche. Ci sono, ad esempio, decine e decine di formaggi, tantissima Francia e tanta Italia, proprio sotto il naso appena varcata la soglia, tutti lì pronti per essere ordinati e uno davvero li ordinerebbe tutti se non vi fossero dei limiti fisici che mortificano i sogni.
Se Alessandro supervisiona la parte negozio e Pierluigi il pane (e la sua fidanzata Giusy Di Fede la sala), il negozio è stretto e lungo, con i tavolini lungo la parete di destra o sul fondo, più uno strepitoso in cantina, dove rifugiarsi in assoluta pace anche perché, sopra o sotto che sia, il cellulare non prende (e non appena esci sì). La loro carta di apre con una frase di Fulvio Pierangelini: «Più la cucina è apparentemente semplice, più bisogna sorvegliare perché i margini di errore aumentano». Assolutamente vero, tenuto pure conto che i Roscioli nascono fornai, non cuochi e nemmeno ristoratori.
Un milanese potrebbe fermarsi alla prima pagina e ordinare le tre proposte al piede: Il Cacio e Pepe, La Matriciana o Amatriciana, La Carbonara. Sono tre momenti assoluti della cucina quotidiana che qui esaltano con materie prime perfette. Il Cacio e pepe ad esempio, trascrivo, è fatto con «Tonnarello all’uovo con Pecorino romano Dop, cacio di Moliterno, pecorino di Fossa di Sogliano al Rubicone e tris di pepi: Sechuan, Sarawak e Malesia». Partendo da così alti, si può solo peggiorare. Invece...
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