A Roma le salme degli alpini Migliorano i commilitoni feriti

Emanuela Fontana

da Roma

Le mani sulle bare, per la seconda volta in otto giorni e l’ultima da presidente della Repubblica. Carlo Azeglio Ciampi ha accolto le salme del maresciallo degli alpini Luca Polsinelli e del tenente Manuel Fiorito sulla pista dell’aeroporto militare di Ciampino, in un silenzio rotto solo dalle note del “silenzio” suonate per i due caduti dell’attentato al nostro contingente a Kabul, venerdì scorso. Ciampi si è fermato a lungo davanti a ciascuna delle bare, nel gesto che ha compiuto sempre negli ultimi due anni dinnanzi ai militari vittime degli attacchi terroristici e ieri anche di fronte alle bare dei due giovanissimi alpini. Sono stati lunghi minuti di silenzio a Ciampino, i familiari dei due soldati che si stringevano e si abbracciavano mentre le bare avvolte dal tricolore scendevano, portate a spalla, le scalette dell’aereo C130 dell’Aeronautica che ha riportato a casa Polsinelli e Fiorito. In prima fila, tra le autorità, il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il ministro della Difesa Antonio Martino e i presidenti di Senato e Camera, Franco Marini e Fausto Bertinotti. Anche in questa ultima dolorosa occasione, Ciampi è stato accompagnato a Ciampino dalla signora Franca.
È stato il secondo reggimento alpini di Cuneo a rendere gli ultimi onori nella terra dove sono morti al maresciallo Polsinelli e al tenente Fiorito. Le famiglie sono state sostenute costantemente dagli psicologi militari, come il tenente Patrizia Magro, che da due anni si occupa di gestire il dolore di chi ha perso un proprio caro negli attentati in Irak e Afghanistan. Il tenente Magro è stata vicina in questi giorni alla famiglia Fiorito, padre, madre e due sorelle: «Ho trovato un nucleo addolorato ma con un dolore molto composto - racconta -. Sono particolarmente religiosi e questo è un aspetto che li aiuta certamente così come hanno avuto piacere per la solidarietà manifestata nei loro confronti».
Si è chiusa nel dolore invece la famiglia Polsinelli. Il papà, la mamma e il fratello del maresciallo sono partiti da Sora con il sindaco, Francesco Ganino. I due alpini sono stati accompagnati nell’ultimo viaggio di rientro in Italia dal cappellano militare del contingente italiano, don Sergio, e dal capo del comando operativo interforze (Coi), generale Fabrizio Castagnetti. Entrambi giovanissimi, 27 anni, di Verona, il tenente Fiorito e 28 anni, di Sora, in provincia di Frosinone, il maresciallo Polsinelli, gli alpini sono le due vittime dell’attentato avvenuto venerdì poco prima delle 14 ora italiana nella zona di Musey Valley, a sud-est di Kabul, area di competenza dei nostri militari, rivendicato dai talebani e in cui sono rimasti feriti altri quattro italiani. Il contingente attaccato faceva parte del reggimento alpini di Cuneo, anche se Polsinelli si era da poco fatto trasferire all’Aquila, ma era voluto partire per condividere l’esperienza della missione con i suoi ex compagni. Ieri erano tutti al Celio, dopo essere rientrati in Italia sabato notte. Sono in condizioni «buone», anche se uno di loro, il primo caporalmaggiore Massimiliano Clementini, è tenuto in coma farmacologico indotto per accertamenti per un edema cerebrale e un modesto versamento per una contusione ai polmoni.
Ieri al Celio amici e parenti hanno fatto visita agli alpini feriti, con cui ha scambiato alcune battute anche il ministro della Difesa Antonio Martino, che è andato a trovarli in mattinata, come il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Filiberto Cecchi, e l’ex comandante della missione Isaf, generale Mauro Del Vecchio. «Finché non riaprirà gli occhi, io da madre non sarò tranquilla», spiegava Doriana Caboti, la madre di Massimiliano Clementini. Il primo caporalmaggiore di Prato rimane in rianimazione e in prognosi riservata, ma le sue condizioni non preoccupano eccessivamente i medici, che ieri hanno valutato l’ipotesi di operarlo per l’edema.