A Roma il sangue non è un film

di Salvatore Scarpino

Roma conosce e soffre un suo periodo nero animato da giovani criminali all’attacco, violenti e spregiudicati. Dall’inizio dell’anno sono sette gli omicidi irrisolti e ci si interroga su questa nuova ondata di violenza più o meno organizzata. Anche il sindaco Alemanno si interroga, ma l’analisi che offre è decisamente deludente. Essa si incentra soprattutto su un dubbio: i giovani criminali così pronti di pistole e di coltello sono una nuova specie di delinquenti, o soltanto i fragili imitatori di immagini colte negli specchi televisivi? Alemanno indica il Romanzo criminale, da poco trasmesso, ma questa ipotesi equivale più a una scusante che ad un’analisi. E questa scusante non sono nemmeno i giovani gangster a invocarla, è solo il primo cittadino a offrirla.
È curioso, una volta a giustificare i delitti erano tirate in ballo disarmonie sociali e ingiustizie della società. Oggi sono i media ad assumere la funzione di diluire le responsabilità personali fino ad annullarle. Eppure prima di Romanzo criminale ci sono state minuziose e truculente ricostruzioni delle organizzazioni mafiose, ma la loro messa in onda non provocò ondate di criminalità giovanile di carattere più o meno emulativo.
Il periodo nero di Roma va indagato e sviscerato nelle sue componenti autentiche e originali, senza scorciatoie giustificazioniste. Alemanno lamenta che l’attuale recrudescenza di cronaca nera abbia eccitato i politicanti a rilasciare dichiarazioni mistificatorie. Ma, di grazia, dove collocare l’ultima uscita di Alemanno? Il sindaco di Roma ha la colpa di avere utilizzato categorie usurate della sociologia d’accatto che una volta erano appannaggio della sinistra più becera e arcaica.
A Roma e in tutto il Paese si impone un’azione culturale e politica che punti al pieno recupero della responsabilità personale e non offra ai giovani delinquenti scorciatoie troppo facili perché si autoassolvano e continuino a colpire, sapendo di trovare cattivi maestri pronti a giustificarli.
Abbiamo già avuto una generazione di cattivi maestri ai quali non interessava spulciare i palinsesti per assolvere in blocco ogni forma di devianza giovanile e non. Non è proprio il caso di ricominciare, soprattutto non è il caso che politici come Alemanno rinfoltiscano la schiera dei docenti da non ascoltare.
Roma riuscirà a risolvere il suo problema di violenza giovanile quando si concentrerà con le sue risorse e le sue capacità umane sulle reali motivazioni dei giovani che oggi delinquono. Senza fughe in avanti che poi sono pure e semplici fughe all’indietro.