«A Roma sarà ballottaggio E allora ci sarò anche io»

da Roma

«È facile immaginare da chi provenga il bonifico di 30 denari. Comunque non voglio parlare di Buonocore. È un problema che per La Destra non esiste. Assurdo fare tanto rumore intorno alle scelte di un singolo iscritto».
Però se il garante degli iscritti per La Destra invita a votare il Pdl al Senato non c’è dubbio che si tratti di una notizia. Ed è inevitabile chiedere a lei, Francesco Storace, segretario nazionale della Destra e candidato sindaco a Roma, che cosa ne pensa. Molti nel Pdl esultano e parlano di un atto di sano realismo utile a non far vincere la sinistra.
«Quando c’è un delitto di mafia il primo a mandare la corona di fiori è il killer stesso. Oltretutto Buonocore conta solo per se stesso, non capisco perché tanto interesse. Comunque se lo scopo è quello di non far vincere la sinistra occorre votare noi, La Destra. Noi siamo alternativi alla sinistra. Ogni seggio che noi guadagneremo sarà un seggio in meno per il Partito democratico. Non possono esserci dubbi su questo. Io sono candidato al Senato e se ci vado sarò una spina nel fianco di Veltroni. Non ci vuole il voto utile, ci vuole il voto intelligente».
Che cosa ne pensa di tutta questa polemica sulle schede?
«Mi annoia. Si parla troppo politichese e si dimentica che cosa interessa veramente alla gente. Ne parliamo soltanto noi, raccogliendo il consenso dei delusi e degli indecisi. Le nostre percentuali sono in aumento: siamo al 7,5 nel Lazio».
Quanto pesa la scelta di Daniela Santanchè come candidato premier? Sta andando bene perché è una donna, l’unica in quel ruolo?
«Pesa moltissimo perché rappresenta la rottura dei vecchi schemi della politica. Va bene non perché è una donna, ma perché è una donna intelligente e determinata».
Che cosa ne pensa dell’imitazione che Paola Cortellesi ha fatto della Santanchè? Quando sente il nome di Gianfranco Fini si trasforma in un’indemoniata.
«Fantastica, perfetta. E comunque quando nominano Fini anche i nostri elettori hanno quella reazione. È inevitabile».
Per la poltrona del Campidoglio Francesco Rutelli ce la farà al primo turno o si andrà al ballottaggio?
«Il quadro è frastagliato: si andrà sicuramente al ballottaggio e potrei pure esserci io».
Se si andasse al confronto Rutelli contro Gianni Alemanno, il candidato sindaco per il Pdl, lei che farà? Lo appoggerà?
«Non sono proprietario dei voti della Destra. Potrei anche apparentarmi con lui ed appoggiarlo ma non è detto che i miei elettori mi seguano. Nel Popolo della Libertà mi hanno preferito Lamberto Dini... Capisce bene che la cosa ai miei elettori non è piaciuta».
Quali sono le priorità per Roma?
«La denomadizzazione prima di tutto. Poi c’è l’emergenza casa: il piano regolatore varato da Veltroni non ha dato una risposta sufficiente. E poi il lavoro: cominciando dal Comune dove regna il precariato».
Ma perché un cittadino dovrebbe votare La Destra?
«Per la nostra coerenza. Noi rappresentiamo l’anticasta per eccellenza: abbiamo rifiutato un posto sicuro da ministro per continuare a rappresentare e difendere le nostre idee. Abbiamo privilegiato i valori. I comunisti non erano riusciti a spegnere la fiamma e invece ci è riuscito Fini che l’ha spenta di sua iniziativa. Per la prima volta non ci sarà il nostro simbolo tradizionale».