La Roma scaraventa il Diavolo all'inferno

Il solito Milan deludente in campionato battutto dai giallorossi: secondo ko consecutivo in casa. Decide un gran gol di Vucinic, De Rossi sciupa un rigore, Ambrosini espulso nel finale

Milano - La Roma è la nuova padrona di San Siro. Strepitosa la sua striscia più recente: tra campionato e coppa Italia, in questo stadio, ci sono due anni di imprese da ammirare, quattro successi, un pareggio e una sconfitta indolore (vinta la coppa Italia), contro due rivali storici, Inter e Milan, messi sotto senza sconti, senza interruzione. Nemmeno l’assenza di Totti, da sempre il profeta del suo calcio a pelo d’erba, riesce a frenarne la ripresa. Anzi gli offre una spinta orgogliosa, a pochi giorni dal derby. Nell’occasione provvede alla bisogna Vucinic, autore di un paio di gol del valore pari a quello di due diamanti, uno più luccicante dell’altro, contro lo Sporting all’Olimpico, ieri, di testa, contro il Milan rimasto ancora a digiuno in campionato. Pericolosamente, bisogna aggiungere. Già perché adesso la classifica domestica dei campioni d’Europa diventa una voragine senza fine mentre monta la contestazione del pubblico, fino a qualche giorno prima fermo ai fischi contro l’Empoli. La Roma è la nuova padrona di San Siro ma anche l’unica rivale accreditata per oscurare il primato dell’Inter. Il suo mercato, discusso e sottostimato con un eccesso di superficialità, comincia a diventare la rosa all’occhiello di Spalletti capace di utilizzare le migliori risorse: per esempio Cicinho, che sulla destra, diventa una spina nel fianco di Seedorf, per esempio Vicinic, magico eversore della sfida, per esempio Brighi lasciato in prestito al Chievo e ieri pronto a puntellare il centrocampo giallorosso in difficoltà per la resa ridotta di Perrotta.

La Roma è la nuova padrona di San Siro e c’è più di un motivo per considerare la sua ultima impresa, come una decisiva prova di maturità tricolore. Se mai qualcuno espresse riserve sullo spessore della squadra, queste risultano spazzate via. Piegare la resistenza del Milan in campionato, raccontano i precedenti, è operazione semplice semplice. Non così risulta nello scontro di ieri, le difficoltà sembrano accentuate rispetto al recentissimo passato, con l’Empoli o col Catania. Milan e Roma si affrontano a viso aperto, gioco sguainato, nessuno rinuncia a una sola opportunità: Cicinho attacca a destra, Seedorf organizza le repliche appuntite dei rossoneri. L’equilibrio, mai precario, risulta spezzato a metà della seconda frazione quando il Milan accusa un vistoso calo fisico e resta addirittura in dieci per la doppia ammonizione ad Ambrosini, espulso. Se un difetto è lecito cogliere nel viaggio della Roma a San Siro, eccolo servito: è squadra poco cinica la Roma. Invece di chiudere il conto nel finale col rigore fischiato dal permaloso Rosetti, offre al Milan una piccola frazione di tempo per organizzare e tentare un colpo di coda. Colpa di De Rossi, autore di un cucchiaio dal dischetto, finito sopra la traversa.

Il Milan è, nella miglior definizione di Arrigo Sacchi, una Ferrari senza benzina. Se qualcuno cerca la prova, eccola. Per l’infortunio di Jankulovski, deve chiedere a Paolo Maldini l’estremo sacrificio di rimpiazzarlo in assenza di Favalli provato dal mercoledì di Champions. Non solo. E per il centrocampo spremuto come un limone di Sicilia, una delle opzioni a disposizione di Ancelotti è Serginho, ancora alle prese con una macchinosa rieducazione. Intendiamoci, va meglio, molto meglio rispetto all’Empoli eppure non è sufficiente per evitarsi l’amaro destino della seconda sconfitta consecutiva in casa che denuncia il gravissimo ritardo. In casa, in campionato, i rossoneri non vincono da aprile (Milan-Cagliari 3 a 1) e non si possono aspettare Ronaldo o Pato (uno torna a metà novembre, l’altro a gennaio) come i risolutori di tutti i problemi. Che sono strutturali.