Roma, senza patente e drogato: pirata uccide due fidanzati

In auto passa con il rosso e centra lo scooter di <strong><a href="/a.pic1?ID=263825">una giovane coppia</a></strong>.
Poi fugge. Gli era stata ritirata per uso di stupefacenti. Si tratta di
un ultrà
laziale. Con lui c’era la fidanzata tossicomane

Roma - Ancora sangue sulle strade nel centro della capitale: giovedì sera, intorno alle 22.30, un’auto in corsa ha speronato e travolto uno scooter su cui viaggiava una coppia di fidanzati, uccidendoli, a poche decine di metri da Porta Pia, dopo aver ignorato il semaforo rosso all’incrocio.

Alla guida della macchina, una Mercedes Classe C che correva sulla Nomentana, c’era Stefano Lucidi, 33 anni. Ora è in carcere, a Regina Coeli, per omicidio volontario. Accanto a lui la sua ragazza, 27 anni, figlia dell’ex bomber biancoceleste Bruno Giordano. A bordo del motorino, che secondo i vigili urbani attraversava l’incrocio su viale Regina Margherita con il verde, due studenti universitari 23enni, Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, fidanzati da due anni. La Mercedes è piombata sul lato destro del ciclomotore, sbalzando i due ragazzi per oltre venti metri, sull’asfalto. Lucidi, che forse stava litigando con la sua donna, non si è fermato a soccorrerli: il pirata, ultras laziale colpito da Daspo, con precedenti per lesioni, era inibito alla guida perché tossicodipendente. Pare che anche la ragazza non avrebbe dovuto essere lì: sarebbe stata colpita da un provvedimento restrittivo con obbligo di firma e permanenza in casa dopo le 21. Inutili i soccorsi alle due vittime da parte dei testimoni dell’investimento: Alessio è spirato subito dopo il ricovero al policlinico Umberto I, Flaminia è morta ieri mattina, e i suoi parenti hanno firmato il consenso per l’espianto degli organi. Già in nottata è partita la caccia al pirata. Tra i rottami del motorino, all’incrocio, era rimasto un pezzo del paraurti della Mercedes, ritrovata abbandonata in una via del quartiere Parioli. Dalla targa i vigili del II gruppo sono risaliti al proprietario, un ingegnere romano 67enne padre di due gemelli. L’uomo ha dichiarato di non essere stato alla guida la notte precedente, ma uno dei suoi due figli, Stefano, ha confessato in lacrime. Dopo 5 ore di interrogatorio, di fronte al pm Carlo Lasperanza, il 33enne è stato portato in ospedale per essere sottoposto agli esami tossicologici: il sospetto è che potesse aver fatto uso di droga anche giovedì notte. Pesantissima l’ipotesi d’accusa: duplice omicidio volontario per dolo eventuale e omissione di soccorso, aggravata dal passaggio con il rosso e dalla guida senza patente. Il magistrato ne ha ordinato il trasferimento in carcere, e ha interrogato anche la ragazza che era con lui, che ha collaborato e che non ha a suo carico alcun provvedimento. Individuato il proprietario di un Suv nero che molti testimoni hanno visto tagliare l’incrocio parallelamente alla Mercedes, ma l’iniziale ipotesi che a innescare l’incidente sia stata una gara di velocità sembra tramontata. «Doloso o colposo, è un fatto che non possiamo accettare», ha dichiarato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Ironia della sorte: proprio ieri è entrato in vigore il decreto legge sulla sicurezza che inasprisce le sanzioni per chi, ubriaco o drogato, provoca incidenti. Con pene che vanno dai tre ai dieci anni. Per poche ore Lucidi sarà giudicato con le ben più tolleranti vecchie norme.