Una Roma senza Totti alla prova Manchester Spalletti: "Non li temo"

Stasera andata dei quarti di Champions. De Rossi con la febbre, il 7-1 come fantasma: "Loro sono i migliori del mondo. Ma li batteremo"

Roma - Un elogio dovuto senza timori reverenziali («il Manchester è la squadra più forte del mondo, ma possiamo eliminarla»), il ricordo di quel 7-1 maledetto («ma la Roma è più matura ed esperta grazie anche a quell’esperienza negativa») e soprattutto la convinzione che sia «la partita più importante della mia carriera». Se la stampa britannica esalta i Red Devils («spettacolari come il Brasile») Luciano Spalletti, seduto sull’instabile poltrona nella sala stampa di Trigoria, fornisce la ricetta giusta per affrontare gli inglesi. «Dobbiamo fare la partita cercando di mettere in evidenza le nostre qualità, prestando attenzione alle loro. Noi vogliamo qualificarci, non vogliamo certo segnare loro 7 gol. E giocheremo non per fare da comparsa, ma per far vedere che siamo arrivati fin qui meritandolo».

Roma e Manchester si conoscono ormai a memoria. Tra oggi e il 9 aprile prossimo si saranno affrontate sei volte in un anno, quasi un record nella storia della Coppa dalle grandi orecchie. In campo giocatori ormai navigati come Scholes (che nella sfida dell’anno scorso finì sotto la doccia dopo 34’) o Giggs, ma anche giovani di belle speranze come De Rossi e Aquilani, il futuro della nazionale azzurra. Ma il destino ha voluto che il duello più atteso fra Totti e Cristiano Ronaldo saltasse per i guai muscolari del capitano della Roma. «Ho caricato al massimo Mirko (Vucinic, decisivo un anno fa all’Olimpico)», la battuta del numero dieci giallorosso. «Proverà a essere presente all’Old Trafford», dice il preparatore Vito Scala. «La Roma senza Totti perde quelli che sono i numeri che accompagnano questo calciatore - è il giudizio di Spalletti, che dovrà rinunciare anche allo squalificato Perrotta e a Juan - però nutro molta fiducia negli altri ad assumersi le proprie responsabilità, così come successo altre volte». «Anche senza Totti, la Roma è la Roma ed è sempre temibile. E un quarto di finale è sempre un quarto di finale», sottolinea anche un po’ scaramanticamente Ferguson, che recupera d’incanto quattro dei titolari che lui stesso aveva dato per indisponibili. Sir Alex ha già bevuto il vino toscano regalatogli tempo fa dal collega, al quale in tutta risposta ha rifilato dieci gol in quattro partite. Grazie a Rooney («la Roma mi porta bene, le ho già segnato tre gol») e a Cristiano Ronaldo.

I paragoni con Best si sprecano, tanto più che il portoghese lo ha già superato nella speciale classifica di gol realizzati con la maglia dei Red Devils. «Quando Cristiano Ronaldo riesce a fare quello che sa, è un giocatore fortissimo sia dal punto di vista atletico che tecnico», dice di lui Spalletti che stasera dovrebbe opporgli Cassetti o Tonetto. «Può vincere il Pallone d’oro, a condizione che il Manchester arrivi a Mosca», l’auspicio di Ferguson. Il fenomeno lusitano torna a Roma dove mesi fa fu protagonista di un festino a luci rosse in compagnia di un amico e sarà sicuramente fischiato per le pesanti dichiarazioni che anticiparono l’uscita della sua autobiografia: il ragazzo di Madeira rivelò che dopo il sesto gol dei Red Devils nell’aprile scorso, i romanisti chiesero agli inglesi di non insistere e uno lo avrebbe minacciato di spaccargli le gambe se avesse insistito con i dribbling.

«Lui è un grande campione e va rispettato anche il suo essere un po’ giocoliere col pallone - dice diplomaticamente De Rossi -. Poi tante volte per dare un po’ più di pepe all’uscita di un libro si mettono in mezzo delle storie. Comunque sia, se è vero che lui l’ha detto, si ricorda male». E sul Manchester aggiunge: «Non ci sono squadre imbattibili, li abbiamo già sconfitti. Peccato affrontarli in un momento in cui stanno benissimo».