A Roma si celebra il «rito ambrosiano» Tre i vescovi milanesi, c’è anche Ravasi

Tra i nuovi presuli ordinati da Ratzinger, spicca l’ex Prefetto dell’Ambrosiana

nostro inviato a Roma
Il rito è stato rigorosamente romano, ma ieri mattina, nella lunga e suggestiva cerimonia per la consacrazione di sei vescovi celebrata in San Pietro da Benedetto XVI, si respirava un’atmosfera molto «ambrosiana»: ben tre dei nuovi presuli, infatti, appartengono al clero milanese. C’erano migliaia di fedeli a far festa al nuovo presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, Gianfranco Ravasi, illustre biblista e volto noto della televisione per i suoi apprezzati commenti al Vangelo della domenica; al nuovo arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, Giovanni Brugnaro, che già da anni aveva lasciato Milano per il servizio alla Santa Sede; e a Vincenzo di Mauro, che assume l’incarico di segretario della Prefettura degli affari economici della Santa Sede.
Si rafforza di molto, dunque, la compagine milanese in Vaticano, già ben rappresentata dal cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede), dal vescovo Coccopalmerio (presidente del Pontificio consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi), dal nuovo Prefetto della Biblioteca vaticana Pasini e dall’assessore in Segreteria di Stato Gabriele Caccia.
Oltre ai tre milanesi, Papa Ratzinger ha consacrato vescovi l’ex segretario di Giovanni Paolo II e suo, Mieczyslaw Mokrzycki, nominato coadiutore del cardinale di Leopoli dei latini, in Ucraina, il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano padre Sergio Pagano e monsignor Tommaso Caputo, già capo del protocollo della Santa Sede ora inviato come nunzio a Malta e in Libia.
Nell’omelia, Benedetto XVI ha parlato delle figure dei tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, di cui proprio ieri si celebrava la festa. Il Papa ha ricordato come nei tempi antichi i vescovi venissero qualificati come «angeli» delle loro rispettive Chiese e ha spiegato che l’angelo «è una creatura orientata con tutto l’intero suo essere verso Dio» e «proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini» agli uomini presso i quali sono «messaggeri di Dio». Ratzinger ha quindi citato le caratteristiche di Michele, che lotta contro il drago, il «serpente antico», il diavolo.
Quest’ultimo – ha spiegato il pontefice – tenta «di far credere agli uomini che Dio debba scomparire, affinché essi possano diventare grandi; che Dio ci ostacola nella nostra libertà e che perciò noi dobbiamo sbarazzarci di lui». Ma, ha aggiunto il Papa, «chi accantona Dio, non rende grande l’uomo, ma gli toglie la sua dignità. Allora l’uomo diventa un prodotto mal riuscito dell’evoluzione». Mentre «la fede in Dio difende l’uomo in tutte le sue debolezze e insufficienze». È dunque «compito del vescovo, in quanto uomo di Dio, di far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell’uomo». Poi, parlando dell’arcangelo Raffaele, che ha il compito di guarire, Benedetto XVI ha parlato dell’uomo «ferito, bisognoso di essere guarito» e ha accennato particolarmente a un ambito necessario di guarigione, quello del matrimonio, «minacciato in modo molteplice dal peccato», ma che da Cristo ottiene la «forza risanatrice che in tutte le confusioni dona la capacità della riconciliazione».
Dopo l’omelia, il Papa, che concelebrava con i cardinali Tarcisio Bertone e Marian Jaworski, ha imposto le mani sui sei nuovi vescovi, seguito nel medesimo gesto da decine e decine tra cardinali e vescovi presenti in San Pietro. Tra di loro anche l’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi.