Roma snobba Prodi: «E chi lo vòle?»

«“A Roma nun ce vengo manco morto”. Mica l’ha detto uno della Lega, l’ha detto Prodi che, pe tajà corto, è uno che de Roma se ne frega. Er fatto assai curioso è che, de nome, er capo dell’Unione fa Romano, Veltroni già ja fatto un cazziatone dicendoje: su Roma vacce piano!». Parlano in rima, e per «bocca» di Pasquino, i giovani di Forza Italia. Che alla gaffe del professore bolognese che a Roma non vivrebbe «manco morto» hanno dedicato una poesia, concludendo la lirica dialettale con un eloquente «chi te ce vòle? Noantri se tenemo Berlusconi».
L’infelice uscita di Romano «Antiromano» Prodi, ieri è stata al centro del dibattito politico anche a livello locale. Le reazioni della Cdl allo scivolone del candidato premier dell’Unione, sulla falsariga della «pasquinata» dei giovani azzurri, sono più o meno tutte imbevute di sarcasmo. Nel centrosinistra, dopo il macchinoso chiarimento dello stesso Prodi, solo Veltroni ha chiesto «rispetto» per la Capitale, lasciando trapelare che, pur prendendo per buona la precipitosa retromarcia di Romano («L’ho chiamato e mi ha detto - spiega il sindaco - che non ha utilizzato quelle espressioni»), non ha affatto gradito le «dichiarazioni» di Cinisello Balsamo, dove il professore ha tra l’altro voluto anche rivendicare la sua «padanitudine». «Vorrei - le parole del primo cittadino - che ci fosse il massimo rispetto per Roma e per i romani da parte di tutti. Lo dico - prosegue Veltroni - per oggi e per domani: bisogna portare rispetto per questa città, per quello che fa per il Paese, per l’immagine che fornisce nel mondo, per il grado di crescita economica che dimostra, per la sua trasformazione nel campo dell'innovazione tecnologica e del turismo che la rende in controtendenza rispetto al resto del Paese».
Più morbidi i commenti del presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, e del presidente della Regione Piero Marrazzo. Anche il primo inquilino di Palazzo Valentini accenna a un chiarimento telefonico con Romano, «mai sfiorato» secondo Gasbarra «dall’idea di offendere i romani e la città», mentre l’ex telegiornalista taglia corto: per lui il Professore «è stato sicuramente male interpretato».
Nella Cdl da Piso a Marchi, da Ciocchetti a Tajani si ghigna e un po’ ci si indigna, invitando i romani a spiegare con il voto che anche a loro Prodi non piace poi tanto. E sui muri della capitale spuntano manifesti con il faccione di Prodi contornato da uno sfottò «coniato» dall’Europarlamentare di An, Roberta Angelilli: «Prodi insulta Roma. Prodi a Palazzo Chigi? Manco morto!». L’affissione rapida viene bollata come «propaganda elettorale» dal coordinatore regionale della Margherita Giorgio Pasetto, che difende il leader dell’Unione, anche lui certo della «viva simpatia» di Romano per i romani. E mentre il segretario romano della Quercia Esterino Montino si dice convinto che non è Roma a non piacere a Prodi, ma solo «la politica salottiera tanto frequentata e amata dal centrodestra», Paolo Cento sceglia una strada diversa. E invita il Professore a Testaccio per mangiare un’Amatriciana. Chissà che, preferendo i bucatini alla mortadella, la scelta di campo a tavola non fughi i dubbi dei suoi elettori capitolini, sconcertati dalla gaffe