La Roma sogna a Manchester però ha paura di svegliarsi

Contro il Manchester United c’è da ribaltare (senza Totti) lo 0-2 dell’andata. Red Devils spavaldi: "Siamo in semifinale". E con l'Inter in ripresa e l'inchiesta fiscale sui Sensi il futuro sembra meno roseo

Manchester - Le nuvole si addensano sopra la Roma e non solo per la situazione meteorologica di Manchester. Fa freddo (la temperatura durante la rifinitura all’Old Trafford è addirittura sotto lo zero) ma l’ambiente giallorosso rischia di surriscaldarsi. Le vicende sportive ed extrasportive potrebbero condizionare negativamente una settimana in cui la Roma gioca su più tavoli.

In Champions sembra tutto già scritto: dopo lo 0-2 dell’andata (mai nessuno nella storia è riuscito a ribaltare un doppio svantaggio contro i Red Devils, che hanno subìto l’ultimo ko interno tre anni fa con il Milan, rete dell’allora rossonero Crespo) anche i bookmakers non danno fiducia alla squadra di Spalletti, quotando a 12 il passaggio del turno della Roma e a 120 l’ormai utopistico trionfo a Mosca. Lo stesso Ferguson, che pure rivolge un invito di facciata a «non dare tutto per scontato» per la partita di stasera all’Old Trafford, sembra aver voltato pagina («abbiamo già un piede in semifinale») e pensa alla sfida con l’Arsenal, decisiva per il titolo inglese, oltre che al Barcellona, ultimo ostacolo nel cammino per Mosca.

Volti tesi e concentrati a Fiumicino, dove la campagna di Manchester è iniziata nel peggiore dei modi: il mancato arrivo dell’aeromobile da Francoforte ha fatto ritardare la partenza della truppa giallorossa di un’ora (si è ovviato con un «prestito» dallo scalo di Ciampino). L’ambiente era già scosso dalla notizia - riportata dal quotidiano La Stampa - del coinvolgimento dei Sensi (il papà Franco, le figlie Rosella, non partita per l’Inghilterra per motivi di salute, e Maria Cristina) nell’inchiesta dei pm di Torino sull’evasione fiscale contestata a Capello, un’indagine di cui il Giornale aveva dato notizia tempo fa.

Non certo un buon viatico per una trattativa con gli americani che al ritorno da Manchester potrebbe iniziare a decollare: si parla di un incontro a fine settimana tra i rappresentanti del magnate Usa Soros e il legale dei Sensi, De Giovanni, forse qualcosa di più di un semplice contatto «esplorativo» (la Consob intanto ha aperto un’inchiesta sulle continue voci sulla vendita della società). Domenica, infine, la probabile ultima chiamata scudetto a Udine, con un Totti ancora in dubbio. Uno stop vorrebbe dire via libera all’Inter e l’addio al secondo obiettivo stagionale.

Prima però c’è da onorare la trasferta all’Old Trafford. «Chi non ci crede, è meglio che non parta nemmeno per Manchester», aveva ammonito Spalletti subito dopo Roma-Genoa di campionato. E il coro in casa giallorossa è unanime: bisogna provarci. Gli stimoli li danno almeno tre elementi: quel 7-1 di un anno fa deve rimanere un episodio isolato e c’è la possibilità di cancellare la figuraccia storica; la rivincita su Cristiano Ronaldo, che ha irritato e non poco i romanisti per l’atteggiamento tenuto all’Olimpico, con il suo mulinare di gambe che aveva il sapore di presa in giro verso la Roma, già ferita dalle dichiarazioni al veleno sulla drammatica serata del 10 aprile 2007; la convinzione che il 2-0 subito all’andata abbia penalizzato troppo una Roma certo in soggezione nel primo tempo, ma capace di creare qualche occasione gol nei venti minuti iniziali della ripresa.

«Il doppio vantaggio potrebbe farli giocare in scioltezza e questo, chissà, potrebbe provocare qualche sorpresa inattesa», è il giudizio di Doni, «bucato» però già dodici volte da Rooney (già sei reti in altrettante sfide con le italiane) e compagni. La Roma, per altro, solo una volta nelle ultime undici euro-gare ha mantenuto la porta inviolata (per di più con la Dinamo Kiev). «Abbiamo il 50 per cento di possibilità», azzarda Vucinic, il vice Totti che sogna un altro gol «pesante» in Champions (già quattro in sette sfide europee stagionali). Chissà se ci crede davvero.