«A Roma sono tante le zone a rischio-smottamento»

Amanti dell’Apat: «Tra queste Monteverde, Villa Sciarra, Monte Mario e via Labriola»

«Appena un mese fa avevamo fatto rilievi su tutta la parete di Monte Parioli, evidenziando segni di possibili crolli. Sapevamo che ci sarebbero stati ma, in questo campo, è estremamente difficile fare previsioni sui tempi. Ciò che è certo è che quella formazione rocciosa è naturalmente soggetta a crolli di materiali». Marco Amanti, caposervizio geologia applicata e idrogeologia Apat-Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici, è responsabile di uno studio, attualmente in corso, sulle frane nel territorio di Roma, inserito in un più ampio progetto di indagine geologica sulla città. Monte Parioli, infatti, non è l’unica area potenzialmente soggetta a crolli e cedimenti. «La storia - spiega - rivela pochi casi di frane pericolose, a fronte di un numero maggiore di sprofondamenti di cavità sotterranee. Senza allarmismi bisogna dire che ci sono zone più a rischio: in generale, le pendici dei colli, quelli storici e quelli interessati dall’ampliamento urbano. In particolare, Monteverde, Villa Sciarra, via Aurelio Saffi, via Ugo Bassi, Monte Mario e via Labriola. Non sono situazioni che comportano pericoli per vite umane ma per gli edifici, in quanto si tratta di movimenti franosi lenti e monitorati, non improvvisi come quello in viale Tiziano». L’Apat ha compiuto diverse indagini su Monte Parioli, inclusi i rilievi tecnici seguiti al crollo di due giorni fa. Un evento di portata rilevante, non eccezionale. «Tutta la pendice di Monte Parioli - dichiara Amanti - è franosa. È formata da materiale sedimentoso prevalentemente sabbioso e poco addensato. L’evoluzione naturale del versante, quindi, lo porta a muoversi». E i crolli, negli anni, non sono mancati. Già nel 1971 poco distante se n’era verificata un’altra all’altezza di viale Maresciallo Pilsudski. Ci sono stati poi diversi cedimenti minori. «A rendere particolare quest’ultimo, è la dimensione. Si tratta del crollo di una parete alta 30 metri per un totale di circa 500 metri cubi di materiale. La frana si è poi verificata senza apparenti cause scatenanti: non pioveva e non c’erano tracce di infiltrazioni d’acqua. Conosciamo i fattori predisponenti: sabbia poco cementata, radici degli alberi che hanno creato fessure nelle pareti, oltre a cavità scavate artificialmente, abitate per anni da clochard e poi chiuse con inferriate, che hanno diminuito la stabilità del versante». Ci sono rischi futuri? «Quella è una parete complessivamente poco stabile, con la tendenza a scendere a valle - dice Amanti -. Potrebbe quindi tornare a muoversi. Nella parte alta ci sono ancora massi di grandi dimensioni che devono essere sganciati, perché potrebbero provocare ulteriori cedimenti». Dopo gli interventi di emergenza bisognerà effettuare uno studio di dettaglio sul versante, già assegnato in via provvisoria all’Apat con l’università Roma Tre. Intanto, oggi, l’assessorato capitolino ai Lavori Pubblici riaprirà parzialmente la via, da Belle Arti a via Fratelli Archibugi, mantenendo chiuso il tratto successivo fino a piazzale Manila. Al termine dei rilievi geotecnici, si procederà alla realizzazione di un muro di contenimento.