Roma, Spalletti al rogo per eresia

Cristiano Gatti

Per dire in che condizioni si trovi l'Italia in questo preciso periodo storico: Roma, la sua capitale, versa in stato di psicodramma collettivo per via di una frase pronunciata da Spalletti. Cosa può aver detto l'allenatore giallorosso di così terrificante? Purtroppo ha bestemmiato. In un impeto iconoclasta e blasfemo, è arrivato a mettere in dubbio il dogma capitolino, peccando di eresia. Vai a sapere: magari è pure posseduto. Queste le parole di fuoco: «Totti può migliorare».
A rendere il clima ancora più plumbeo, l'ulteriore offesa arrecata da Spalletti: nella partita di Empoli, arriva addirittura a sostituire l'idolo. Vista dal di fuori, potrebbe sembrare persino una banale mossa prudenziale, per risparmiare il campione in vista della partita di Coppa. Ma evidentemente è una spiegazione troppo semplicistica, che possiamo darci soltanto noi, abituati a vivere con due fette di insaccato davanti agli occhi. Nella capitale, dove il dogma è protetto da un popolo di talebani inflessibili, la lettura autentica è un'altra: c'è qualcosa tra i due, Spalletti è in attrito con Totti. Presto, venga chiamato davanti al tribunale del popolo, per rispondere del folle azzardo. Anatema, anatema...
E allora, cosa vogliamo farne adesso del pover'uomo? Vogliamo impalarlo a Trigoria? Vogliamo rimettere in piedi la stagione del Colosseo per darlo in pasto ai leoni? Vogliamo mandarlo in crociera romantica con Livia Turco? È chiaro che lo scandalo va subito affrontato e prontamente lavato. Prima che il sacrilegio trovi magari qualche delirante emulatore.
Totti può migliorare: nessuno deve permettersi anche solo di pensarlo. Com'è noto, Totti è perfetto e assoluto. Totti è uno e trino. Qualche volta persino quattrino. Parliamo da un punto di vista meramente filosofico: se avesse margini di miglioramento sarebbe imperfetto, ma se fosse imperfetto non sarebbe divino, dunque non sarebbe Totti. Punto.
Resta il problema di Spalletti. Ha peccato, per questo deve pagare. Più o meno, pena equa sembra già quella che gli è franata addosso dal momento della bestemmia: mazzi di microfoni sotto al naso e moltitudini di mezzibusti televisivi che gli pongono la stessa domanda, e come no, sempre quella, «cosa intendeva dicendo che Totti può migliorare?». Il castigo è completato poi con l'indignazione del popolo giallorosso, che non avendo notoriamente problemi più seri per la testa, vive in stato di vigilanza permanente a protezione del dogma. Ma anche se tutto questo non bastasse, Spalletti può giurarci: il peggio deve ancora arrivare. Lo aspetta un lungo periodo di tormenti e afflizioni. Se mai supererà l'immane supplizio, chissà che almeno non trovi la via della redenzione imparando alla fine la regola suprema. L'unica che bisognerebbe conoscere già quando si mette piede a Roma per la prima volta. A Roma si può insultare il premier, si può irridere il capo dello Stato, si può persino dir male del Papa, ma è vietato pronunciare il nome di Totti invano. Figurati immaginare che possa persino migliorare.