La Roma stende il Genoa e lo aggancia Ma Cicinho e Aquilani rovinano la giornata

RomaTre gemme “straniere” per prenotare un posto al tavolo della Champions. La Roma ritrova la sua faccia più bella nel giorno più importante: vittoria sonante (la decima nelle ultime 13 partite) siglata da Cicinho e da due gioielli di Vucinic e Julio Baptista, aggancio al Genoa che, nonostante una quarantina di minuti di buon calcio, esce ridimensionato dalla sfida dell’Olimpico. Il quarto posto invece sfuma nei secondi finali quando Gilardino a Firenze mette ko la Lazio e tiene i viola a +1.
E nella giornata in cui la rincorsa di quasi tre mesi è ormai completata, la Roma non riesce a sorridere fino in fondo. Prima la curva sud, il cuore del tifo giallorosso, divisa a metà sul caso Panucci; poi l’infortunio (rivelatosi meno grave del previsto) a Cicinho un minuto dopo il gol segnato; infine il malumore di Aquilani, che esce dal campo ignorando la mano tesa di Spalletti. «Nessun caso, era solo arrabbiato per quel passaggio sbagliato a Julio Baptista», smorza i toni il tecnico. Più deciso invece nel ribadire la posizione su Panucci, che ha ricevuto la solidarietà di una parte degli ultrà romanisti. Sulla vicenda, De Rossi dà un colpo al cerchio e uno alla botte: «Panucci è un grande amico e sa di aver sbagliato; Spalletti è l’allenatore più importante che ho avuto in carriera, noi, la società e i tifosi dobbiamo baciare per terra dove cammina, risolve lui i problemi di gestione».
«Quando la mia squadra vince così io non cammino per terra... rimango mezzo metro in aria – dice il tecnico -. Comunque credo sia sbagliato chiedere ai giocatori di commentare situazioni come quelle recenti. Per quello che è successo c’è una lettura semplice: a me probabilmente non deve neanche fare le scuse, ma se le fa alla squadra le voglio sentire anche io. Non basta un comunicato, siamo nello spogliatoio, Christian oggi (ieri, ndr) ha fatto l’allenamento e io c’ero...».
Vicenda ormai chiusa per Spalletti, il cui pensiero è rivolto allo sfortunato Cicinho (terzo difensore out dopo Riise e Cassetti). Per il brasiliano, che mette male il ginocchio mentre rinvia di testa, si temeva un infortunio simile a quello subito quando giocava al Real (rottura del crociato). In realtà l’ecografia esclude il peggio: solo una distrazione del collaterale, «un trauma nuovo sullo stesso ginocchio», precisa il dottor Del Signore. C’è dunque spazio per l’esordio di Motta, positivo come la prova di una Roma capace di stendere il Genoa dopo una partenza sprint dei grifoni e di resistere in dieci contro undici (grave l’ingenuità di Taddei).
L’attesa sfida Totti-Milito si conclude nettamente a favore del romanista: il capitano confeziona la bellissima azione stile football americano che porta al gol Cicinho, e si procura un sacco di falli. «Totti un cascatore? Ci sono delle immagini che parlano da sole», dirà polemicamente il tecnico genoano Gasperini, espulso per proteste dopo un giallo a Biava del fiscalissimo Rocchi (che alla fine scontenta tutti in una partita corretta). Ma gli attaccanti liguri non paiono in giornata e quando Sculli e Jankovic tentano, trovano un Doni attento. L’ottavo gol di Vucinic (gran sinistro al volo dopo una giocata dell’ottimo De Rossi) sembra mettere in discesa il match, poi il rosso a Sculli ristabilisce la parità numerica e per la Roma si aprono praterie. Fino al gol spettacolare di Julio Baptista, che aveva sostituito il montenegrino “rimbrottato” con il sorriso da Spalletti. L’aggancio è compiuto, ora il quarto posto è a un passo.