Roma in svendita, un altro scandalo in Regione: case di lusso cedute a 43mila euro

Negli ultimi anni sono state vendute
migliaia di appartamenti
in quartieri "di pregio" a cittadini
in molti casi privi dei requisiti richiesti<br />

da Roma

Case popolari vendute a un prezzo medio di 59mila euro, spesso a inquilini privi dei requisiti e che in molti casi hanno superato il cosiddetto «reddito d’ingresso». Appartamenti definiti di «pregio» praticamente regalati dall’Ater - l’azienda regionale che gestisce questo vasto patrimonio immobiliare - a quotazioni anche dieci volte inferiori rispetto a quelle di mercato. Da Prati a Flaminio, dalla Garbatella a Testaccio, da San Giovanni fino a Torre Maura. Storici quartieri «bene» di Roma e zone periferiche ai margini della cintura urbana. Una «svendopoli», quella dell’ex Iacp, che per ironia della sorte è riuscita lì dove la giunta Veltroni ha fallito: ricucire centro e periferia, alienando alle stesse cifre (irrisorie) alloggi a via del Corso e a via dei Romanisti, Torrespaccata, periferia sud. Immobili classificati come «popolari» o «ultrapopolari» quando (decenni fa) furono costruiti ma il cui valore si è poi moltiplicato negli anni, tanto che ora per la vendita è necessario il nullaosta del ministero dei Beni culturali.
Uno scandalo che dopo la denuncia del capogruppo regionale dei Socialisti riformisti, Donato Robilotta, ha costretto il governatore Piero Marrazzo a decretare una sospensiva di due mesi (dal 12 ottobre al 12 dicembre) delle cessioni.
Anche se dietro lo stop si nasconde il trucco, almeno secondo Robilotta: «Diversamente da quanto annunciato - spiega l’esponente socialista - la delibera di giunta non blocca le alienazioni in zone come Prati, Flaminio e Testaccio, dove sono concentrati la maggior parte degli immobili ad alto valore». Solo nel 2007 l’Ater ha ceduto 606 appartamenti: 324 in base alla legge regionale 560/93; altri 282 in base alla 42/91, per un totale di 35 milioni e 837mila euro. Dal 2000 al 2006 invece i «saldi» hanno riguardato 3.814 alloggi, portando nelle casse dell’ex Iacp capitolino meno di 221 milioni di euro. Pochi, specie in relazione agli 800 milioni di debito in cui affoga l’azienda presieduta da Luca Petrucci. O pensando a come, per avvicinare le quotazioni a quelle di mercato, sarebbe stato sufficiente richiedere al ministero delle Finanze l’aggiornamento catastale degli immobili in questione. Senza contare che nei prossimi tre anni l’Ater ha in programma la cessione di migliaia di appartamenti.
E scorrendo gli elenchi del 2007 le sorprese non mancano: in largo Magna Grecia, zona San Giovanni, un appartamento di 131 metri quadrati il 7 agosto scorso è stato aggiudicato a soli 121mila euro. Ottantuno metri quadrati in piazza Melozzo da Forlì (Flaminio)? Un affare da 84mila euro. Novantasette metri quadrati in via Oslavia, quartiere Delle Vittorie? Venduti a meno di 82mila euro. A via Cravero, Garbatella, una casa di 79 metri quadrati è stata acquistata alla modica cifra di 56mila euro, e addirittura una di 64 metri quadrati a circa 37mila euro. In via Sabotino, 88 metri quadrati sono «andati via» a 93mila euro. I fortunati acquirenti? «Una casta burocratica più che politica», come la definisce lo stesso Robilotta, che insieme con l’opposizione di centrodestra ha presentato in consiglio regionale una proposta di legge - la n. 332 del 22 ottobre scorso - che modifica la normativa approvata nell’ultima Finanziaria regionale e che prevede l’alienazione delle case Ater a prezzi di mercato, concedendo il diritto di rimanere in affitto agli inquilini in regola.
La prossima settimana il testo verrà discusso in Commissione casa, unitamente a quello presentato dalla giunta Marrazzo. Perché la vicenda ha causato qualche mal di pancia anche nella rissosa maggioranza di centrosinistra, provocando una frattura tra i favorevoli alla modifica dell’attuale normativa e quelli che, al contrario, vedono nel blocco di «svendopoli» anche la fine di rendite elettorali nei rispettivi quartieri feudo.