Roma, il Tar manda all'aria la giunta Alemanno Il motivo? "Non ha rispettato le quote rosa"

Il sindaco: &quot;Sentenza ingiusta ma non faremo ricorso, i nostri atti restano validi&quot;. Rosella Sensi nominata assessore alle Olimpiadi. <strong>Il dibattito <a href="/interni/ma_donna_non_e_garanzia_qualita/16-07-2011/articolo-id=535171-page=0-comments=1" target="_blank">Ma donna non è garanzia di qualità</a></strong> di <em>Annamaria Bernardini de Pace</em>

La magistratura torna a dettare l’agenda della politica. Questa volta ci pensano i giudici del Tar del Lazio ad agitare il sonno degli amministratori capitolini. L’ordinanza (del gennaio scorso) con la quale il sindaco Gianni Alemanno nominava la nuova giunta è stata infatti annullata. Ai giudici del Tar si erano appellate due delle tre donne del consiglio comunale romano: Monica Cirinnà e Maria Gemma Azuni, che hanno firmato un ricorso contro la giunta colpevole di non rispettare l’articolo 5 dello statuto comunale che prevede nel governo cittadino una «presenza equilibrata di donne e di uomini». Non si parla di percentuali precise. Però la Azuni e la Cirinnà hanno pensato che non basta un solo assessore donna su 12. La notizia della decisione del Tar ha provocato un piccolo terremoto nella vita quotidiana di Palazzo Senatorio. Come primo e vistoso effetto c’è stato l’annullamento della riunione di giunta previsto per ieri mattina alle 11.30. «La sentenza del Tar non è giusta ma ne prendo atto e non ci opporremo. Questo è un Comune che rispetta le quote rosa» ha commentato il sindaco Alemanno che poi ha fugato ogni dubbio sulla validità del lavoro fin qui svolto dal governo cittadino. «Gli atti della giunta, emessi fino a oggi sono validi». Compreso il bilancio, approvato anche dall’assemblea consiliare.

Sempre in mattinata un altro colpo di scena. Alla conferenza stampa sul turismo nella Capitale il sindaco si è presentato in compagnia di Rosella Sensi. Alemanno ha annunciato che l’ex presidente della Roma entrerà a far parte della giunta che verrà nominata la prossima settimana. La Sensi si occuperà della promozione dell’immagine di Roma Capitale in relazione alla candidatura della città alle Olimpiadi del 2020. Il primo cittadino mette le mani avanti e nega che la scelta della Sensi sia stata condizionata dalla decisione del Tar. «Da tempo avevo intuito - si è affrettato a spiegare il sindaco - che la candidatura olimpica di Roma dovesse essere seguita da una persona competente. E da tempo avevo individuato nella Sensi il candidato ideale». Fatto è che l’ingresso della Sensi pone Alemanno di fronte allo scomodo compito di «licenziare» un assessore.

La «vittima sacrificale» non sarà comunque Mauro Cutrufo, il senatore del Pdl che ha l’incarico di vicesindaco con delega al Turismo. È suo il primo nome spinto fuori dagli spifferi capitolini. «È stato votato ed eletto in ticket con Alemanno - tuona il sottosegretario Carlo Giovanardi - allontanarlo dalla giunta significa tradire la volontà stessa degli elettori». Il sindaco, poi, nel pomeriggio, conferma la tesi di Giovanardi. A tremare, insomma, sono altri. In questa tragicommedia di mezza estate c’è chi trova il modo di sorridere. Francesco Storace, ad esempio, ha già annunciato il disinteressato appoggio alla maggioranza qualora il sindaco si presenti la settimana prossima con una giunta composta da sei uomini e sei donne.

Al di là delle battute la maggioranza si trova ad affrontare non solo un rebus giuridico, ma anche un rompicapo politico. Su 60 consiglieri comunali soltanto tre appartengono al gentil sesso. Ed è proprio partendo da una interpretazione evidentemente non apprezzata dai giudici amministrativi che il sindaco e i vertici del Pdl erano giunti alla composizione della giunta appena «cancellata». La scarsità della quota rosa della giunta - era la tesi del sindaco - riflette la debolezza della rappresentanza femminile nell’aula Giulio Cesare. Per il Tar il ragionamento non funziona. La Cirinnà ha intanto annunciato che se la nuova giunta avrà solo due donne su 12 assessori avanzerà un nuovo ricorso.