Roma tira la volata, ma il quorum è lontano

Massimo Malpica

È stata una domenica tranquilla, quella del primo dei due giorni di voto per il referendum sulla procreazione assistita. Ma gli appelli dei politici schierati nel fronte del «sì» sembrano essere caduti nel vuoto. Sebbene l’affluenza nella capitale ieri sia risultata sensibilmente più alta rispetto alla media nazionale(tra il 7,20 e il 7,21 per cento a mezzogiorno, contro il 4,6 in tutta italia, tra il 20,11 e il 20,13 per cento alle 19, contro un dato nazionale del 12,9, per toccare alle 22 quota 27 per cento), è difficile pensare che la percentuale di romani che alle 15 di oggi avrà espresso il suo voto per i quattro quesiti referendari sia superiore al 50 per cento più uno. Peraltro, se a Roma il trend è superiore ai valori nazionali, nel resto della regione l’affluenza media è invece più bassa: alle 19 solo il 12,88 per cento degli aventi diritto si era presentata alle urne a Rieti e provincia, appena il 9,49 nel Frusinate, l’11 per cento a Viterbo, il 10.51 a Latina.
Nessun problema, comunque, per la macchina organizzativa, che ha visto aperti all’orario previsto tutti i 3.691 seggi di Roma e provincia: 3.185.137 gli aventi diritto al voto, 2.178.166 solo nella capitale. Prima che alle 8 di ieri mattina aprissero i seggi (chiusi alle 22, e oggi si vota dalle 7 alle 15), un episodio spiacevole aveva comunque macchiato la vigilia del voto nella capitale, con due sedi dei Ds, al Nuovo Salario e a Torre Maura, danneggiate nella notte da vandali, che hanno rotto le insegne e imbrattato gli ingressi con scritte neofasciste e intimidatorie. Gesto condannato, tra gli altri, dal capogruppo di An alla Provincia di Roma Piergiorgio Benvenuti, che ha però definito «strumentale» l’interpretazione data all’episodio dal segretario capitolino della Quercia, Esterino Montino, che avrebbe indicato i responsabili in frange di estrema destra filoastensioniste.
Occhi puntati, ovviamente, sui «big» delle istituzioni locali. Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, si è presentato al suo seggio in via Novara per votare intorno alle 10,30 di ieri mattina. «Sono andato da solo - ha spiegato - perché mia moglie, che ha accompagnato le figlie a un concerto, tornerà nel pomeriggio». E, nonostante le prospettive per il «sì» non siano affatto rosee, si è detto comunque soddisfatto del dato locale sull’affluenza il presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, che ieri ha votato sì a tre dei quattro quesiti referenderari nel seggio di via della Palombella, a due passi dal Pantheon. Secondo Gasbarra, già il 7% raggiunto a mezzogiorno «fa ben sperare, e ci auguriamo di poter capire da questo referendum le scelte dei cittadini che di solito vanno avanti alla politica e insegnano alla politica». Insomma, secondo il presidente della Provincia, Roma «ha di solito partecipato alle grandi scelte, alle emozioni e ai disagi e mi auguro che lo testimoni anche in questa occasione».
Anche a Roma schieratissimi per il «sì» i Radicali: un dirigente dell’associazione «Luca Coscioni», il 59enne Piergiorgio Welby, non ha voluto mancare all’appuntamento referendario anche se colpito da una distrofia muscolare progressiva che da tre anni gli impediva di uscire di casa. È arrivato nel seggio di via Salvioli in carrozzella e con il respiratore, accompagnato dalla moglie Mina e «scortato» da Emma Bonino, Marco Pannella, Daniele Capezzone e Rita Bernardini.
Ma secondo la consigliera capitolina per i diritti dei disabili, Ileana Argentin, sono stati moltissimi i romani portatori di handicap che hanno voluto comunque votare per il referendum: solo in mattinata oltre mille a Torbellamonaca, più di 400 nel V municipio e circa 200 nella zona di Montemario. Quanto alla logistica, la messa a punto dei servizi di trasporto e accompagnamento, ha spiegato la Argentin, ha permesso che tutto «sia andato bene, senza nessuna segnalazione di disagi» da parte dei disabili. E si è votato regolarmente anche negli ospedali, grazie ai seggi per i malati allestiti in tutti gli ospedali dall’assessorato alla Sanità della Regione.