A Roma tutto gratis? Ora il conto lo paga Pantalone

Dell'allarmante debito del Comune di Roma, più o meno 7 miliardi, che Veltroni lascia in eredità ad Alemanno questo giornale si è già occupato. Se torniamo a parlarne qui non è per infierire sugli sconfitti e neppure per compiangere i vincitori ma per ragioni tutte nostre, milanesi. Da tempo infatti si è insediata nella nostra città una nuova, perniciosa «etnia politica»: la tribù dei Lamentosi. Sono quelli che «Milano è uno schifo, depressa, decadente, povera di eventi e iniziative culturali... Roma invece...». Li abbiamo sentiti, ad esempio, telefonare alle trasmissioni radiofoniche di commento al ribaltone capitolino, sbigottiti e costernati per la seconda sconfitta di Veltroni, arrivare a dire: «Ho sempre invidiato molto i romani per come è amministrata la loro città, ricca di eventi e cultura», per concludere che «la vittoria di Alemanno è dovuta solo al potere mediatico di Berlusconi». Naturalmente: per questa gente, che in fondo non crede nella democrazia, l'elettore non ha una sua autonoma capacità di analisi e di scelta. I Lamentosi invidiavano una immaginaria Roma smart delle Feste del cinema, dei concertoni gratis al Colosseo, delle supermostre anche se di discutibile qualità, dei tanti festival al solito Auditorium sugli argomenti più bizzarri: il tutto generosamente propagandato da televisioni amiche. Ebbene, ora sanno che tutto questo non era gratuito, giacché, parafrasando un noto aforisma dell'economia liberale, «non ci sono concerti gratis». Prima o poi paga Pantalone. Invece di ripianare il deficit dell'azienda trasporti, o finanziare i lavori delle metropolitana o asfaltare le strade si preferiva regalare feste e musica. Ecco che cosa i Lamentosi invidiavano alla spensierata Roma rutelliana-veltroniana.