La Roma di Veltroni bocciata perfino dagli Usa

Un articolo pubblicato dalla rivista «The New York review of book»

«È triste constatare che la Roma del 2007 è un posto meno sicuro e meno piacevole da vivere (e visitare) di quanto lo fosse sei anni fa». Parola del The New York Review of Books, la prestigiosa rivista di libri statunitense. Una bocciatura sonora, inappellabile per il sindaco Veltroni. Forse ancora più bruciante per chi, come lui, al tempo della militanza giovanile nel Pci veniva chiamato «l’americano». Una bocciatura arrivata l’11 ottobre, quindi prima della tragica morte di Giovanna Reggiani e del relativo disfacimento mediatico del «modello Roma». Fuor di demagogia, insomma.
Nel numero della rivista, infatti, appare un lungo articolo firmato da Ingrid D. Rowland dal titolo «Roma, le meraviglie e la minaccia», che almeno sulla carta, recensisce una serie di libri dedicati alla storia della città eterna, tra cui anche l’ultimo del giornalista Corrado Augias. Ma oltre alle meraviglie capitoline, nelle ultime righe Rowland dà abbondantemente conto della minaccia che incombe sui romani: e per Veltroni il calice da bere diventa davvero amaro. «Gli edifici ripuliti per il Giubileo del 2000 - si legge - stanno ingrigendosi di nuovo nell’aria inquinata della città, sporcata da nuove legioni di Suv e dai bus turistici giganteschi che il sindaco precedente, Francesco Rutelli, aveva confinato in periferia». Quindi il capitolo sicurezza: «Droghe e violenza sono adesso più evidenti che negli anni di piombo. Roma ora è nelle mani di un sindaco la cui vocazione è altrove». Quale sia per la critica statunitense questa vocazione è facile immaginarlo: «Volenteroso e pronto a dare spettacolo, Walter Veltroni crea Festival del Cinema e Notti Bianche, accompagna studenti in Ruanda, Malawi e ad Auschwitz. Si fa vedere con Bob Geldof, Leonardo Di Caprio, Rigoberta Menchu e simili dal Palazzo Comunale - il Campidoglio, ndr - che fu progettato da Michelangelo. Ha appena scritto il suo primo romanzo». Cioè «La scoperta dell’alba», che non è certo la prima fatica letteraria veltroniana. Insomma, per il New York Book il sindaco «è un uomo di spettacolo piuttosto che di infrastrutture. È vero che sta completando - termine improprio, quest’ultimo, pensando all’attuale stato dei lavori - una nuova linea della metropolitana. Ma sono le vecchie linee che avrebbero bisogno della sua attenzione, fisicamente deteriorate e divenute in modo allarmante spazi di violenza». Quasi profetico il finale: «Come spesso i cittadini sottolineano, il Terzo Mondo può essere trovato proprio sotto i piedi del sindaco: nelle sporche strade di Roma piene di buchi, fra i giovani senegalesi che vendono borse firmate e false. (...) Per un numero sempre più significativo di stranieri il processo di integrazione sta fallendo. Per aiutarli, servirebbe a Roma un sindaco con la vocazione e l’umiltà di fare quanto non fa notizia ma è comunque essenziale: sorvegliare, pulire, riparare le strade..».
In coda al testo una nota recita così: «Alla fine di giugno Veltroni ha annunciato la sua candidatura a segretario del Pd, impegnandosi a sostenere il governo Prodi e a proseguire il suo mandato di sindaco, definendosi un gran lavoratore. Sei giorni dopo, gli abitanti di Trastevere hanno appeso lenzuola bianche alle finestre contro la sua negligenza. A settembre, le lenzuola erano ancora appese». Alla fine di ottobre la storia sarebbe continuata, in peggio.