Roma-Viterbo, l’inferno dei pendolari

Daniele Petraroli

Più che una ferrovia è un incubo per i pendolari costretti a utilizzarla ogni giorno. Stiamo parlando della Roma-Viterbo, «fiore all’occhiello» (ovviamente scherziamo) della società Met.Ro. di Stefano Bianchi. Tra incidenti, carenza di macchinisti e treni obsoleti i disagi sulla linea sono quotidiani da oltre un anno. Per bloccare la circolazione ferroviaria, solo per fare un esempio, lo scorso 30 agosto è bastato un semplice temporale. Ma il vero scandalo sulla Roma-Viterbo (come peraltro sulla Roma-Pantano) è la cronica carenza di personale. Pochi capitreno, pochi macchinisti e identico risultato: un numero elevatissimo, e a dir poco imbarazzante per Met.Ro., di corse saltate. La situazione di venerdì scorso quando sono stati soppressi venti treni, è ordinaria amministrazione sulla linea. Qualche esempio? Il 19 gennaio scorso sono stati sempre venti i convogli a rimanere nel deposito. Ancora peggiori i numeri usciti dai monitoraggi organizzati dal capogruppo alla Pisana della Dc Fabio Desideri. Da sabato 28 gennaio a venerdì 3 febbraio ben 58 le corse saltate. Risultato quasi identico a quello di un altro monitoraggio organizzato a due mesi distanza, da sabato primo aprile a venerdì 7. In quest’ultimo caso i treni soppressi furono 54 con una punta massima di 14 il 31 marzo.
I disagi comunque sono continuati. Idem le corse cancellate. A maggio, poi, la «due giorni» nera per Met.Ro. Ben trentotto treni soppressi il 2. Ancor più grave quanto successo il giorno dopo. La cancellazione di tre corse consecutive ha scatenato la reazione dei passeggeri esasperati che hanno invaso i binari della stazione per protesta bloccando così la partenza successiva. Dopo gli ennesimi disagi dell’altroieri Met.Ro. ha voluto precisare che da settembre, quando saranno operativi nuovi dieci macchinisti, termineranno i problemi. Ancora poco tempo e tutto andrà a posto quindi? Pare proprio di no. L’azienda di trasporti si è «dimenticata» di precisare, infatti, che i nuovi manovratori che stanno seguendo il corso (una trentina in tutto) avranno sì l’abilitazione ad agosto ma solo per la Roma-Pantano sulla cui linea stanno facendo il corso. Al termine i dieci scelti dovranno farne un altro per l’«estensione di linea», così si dice in gergo. E cioé per imparare a guidare i convogli più grossi della Roma-Viterbo. Infine dovranno fare 5mila chilometri di affiancamento con un altro macchinista. Tempo stimato: un mese e mezzo per il corso e circa tre per l’affiancamento. Fino a dicembre, quindi, non sono previste novità di rilievo sulla Roma-Viterbo. Per il terrore dei pendolari.