Roma vive un momento di splendore nella chirurgia

All'ospedale Bambino Gesù una paziente di 18 mesi è stata salvata grazie a un trapianto di fegato: la donatrice è stata la mamma. Al Policlinico Gemelli, invece, per la prima volta in Italia, intervento dolce per sette persone con acalasia dell'esofago

Roma, capitale dell'eccellenza in medicina. Una bambina di 18 mesi è stata salvata grazie al trapianto di una parte del fegato, donato da sua madre. Così la piccola ha potuto superare la malattia, che l'avrebbe portata verso la morte. L'intervento è stato effettuato due settimane fa all'ospedale Bambin Gesù dall'equipe del professor Jean de Ville, che è rimasta in camera operatoria per 10 ore di seguito.
La giovane mamma, 24 anni, ha offerto una porzione del suo fegato alla figlia affetta da cirrosi biliare, una malattia terminale la cui unica soluzione terapeutica è la sostituzione dell'organo.
Entrambe hanno superato senza problemi le rispettive operazioni e stanno bene e, quanto prima, i medici sperano di poter restituire loro una «vita normale».« Uno dei principali vantaggi del trapianto da vivente per la bambina - spiegano i medici - è stato di non aver dovuto aspettare in lista d'attesa per ricevere l'organo diversi mesi, considerando che la sua condizione peggiorava giorno dopo giorno».
La letteratura medica e studi più recenti hanno confermato anche la sicurezza della donazione da vivente. Anche la qualità e l'aspettativa di vita del donatore rimangono del tutto analoghe a quelle del resto della popolazione. I trapianti da vivente sono ancora una minoranza in Italia: se ne contano ogni anno 180 di rene e 25-30 di fegato, di cui solo una quota ridotta, della misura di alcune unità, sono pediatrici.
Un successo è stato registrato anche al Policlinico Gemelli, per un nuovo intervento dolce made in Japan per riparare l'esofago che non spinge più in giù il cibo. È stato effettuato con successo su sette pazienti dall'equipe di Guido Costamagna, al momento l'unica in Italia a impiegarla per trattare l'acalasia, rara malattia del primo tratto dell'apparato digerente. La innovativa tecnica chiamata POEM, miotomia endoscopica trans-orale, è un'operazione in cui il chirurgo, senza incidere l'addome o fare buchi, passa attraverso la bocca. Un'operazione che Europa viene eseguita solo in Belgio e Germania.
L'acalasia (mancato rilasciamento) è una rara malattia motoria dell'esofago caratterizzata dalla perdita progressiva della peristalsi esofagea (i movimenti che permettono la discesa del cibo) dovuta a un anomalo funzionamento dell'opercolo che divide stomaco da esofago. Questa porticina serve a impedire il reflusso del contenuto gastrico nell'esofago. Nelle persone colpite da acalasia si verifica ristagno di materiale alimentare nel lume esofageo. Tale provoca una progressiva dilatazione dell'esofago, tanto che la malattia è anche denominata megaesofago. «Il nuovo intervento - sottolineano gli specialisti - consiste nella incisione delle sole fibre muscolari dell'esofago passando attraverso la bocca, mediante il gastroscopio, non aprendo la pancia nè facendo altri buchi sull'addome».
Questa tecnica potrebbe aprire la strada a interventi mininvasivi per altre malattie dell'esofago e anche per asportare tumori localizzati e non ad alto grado di malignità.