Desirèe, un testimone: "Quella notte ci impedirono di soccorrerla"

Lo ha detto ai giudici uno dei testimoni dell'omicidio di Desirèe Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina violentata e lasciata morire in uno stabile di via dei Lucani, a San Lorenzo. Campidoglio e Regione saranno parte civile

Desirèe Mariottini, forse, si sarebbe potuta salvare. A dirlo al giudice dell’udienza preliminare di Roma, nel corso dell’incidente probatorio, è un testimone che, il 19 ottobre di un anno fa, si trovava nello stabile abbandonato di via dei Lucani, a San Lorenzo, dove fu ritrovato il corpo senza vita della 16enne di Cisterna di Latina.

Al centro dell’inchiesta sulla sua morte ci sono quattro cittadini senegalesi: Mamadou Gara, Brian Minthe, Yousif Salia e Alinno Chima, accusati a vario titolo di omicidio, violenza sessuale e spaccio. Sono loro secondo l’inchiesta ad aver abusato della ragazza dopo averle somministrato un mix letale di sostanze stupefacenti. Gli stessi che, secondo il testimone, avrebbero “impedito” alle persone presenti in quel momento nel cantiere abbandonato di “allertare i soccorsi”.

A chiedere con urgenza l’atto istruttorio irripetibile sono stati il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza. La necessità è quella di “cristallizzare” il prima possibile la versione di chi si trovava all’interno dell’edificio nelle ore in cui gli imputati avrebbero stordito e violentato la ragazzina per poi abbandonarla esanime su un materasso. Nelle scorse settimane, infatti, era emerso come i tre testimoni della vicenda sarebbero stati aggrediti e minacciati. Si tratta di tossicodipendenti che frequentavano abitualmente il covo dove Desirèe è stata lasciata morire.

Nel corso dell’udienza preliminare del processo, che si è aperto oggi, i giudici hanno accolto anche l’istanza presentata da Campidoglio e Regione Lazio per costituirsi parte civile, assieme a quella delle associazioni 'Insieme con Marianna onlus' e 'Don't worry noi possiamo onlus'. “Vogliamo giustizia: per atti del genere ci deve essere la certezza della pena”, ha scritto il sindaco di Roma, Virginia Raggi su Twitter, esprimendo solidarietà alla famiglia e agli amici della vittima.

A scagliarsi contro la famiglia della ragazza, invece, è stato l’avvocato difensore di uno degli imputati, Yussef Salia, il cui Dna è stato ritrovato sul corpo di Desirèe. Il legale del senegalese ha depositato una denuncia contro i genitori della giovane ipotizzando i reati di "abbandono di minore e omessa vigilanza".

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Commenti

Divoll

Ven, 11/10/2019 - 00:29

Certi avvocati meriterebbero di finire in galera assieme ai loro "clienti". Che (assenza di) moralita' bisogna avere per attaccare i genitori della vittima, pur di difendere un vile assassino?