Con «Romance & Cigarettes» finalmente arrivano i sorrisi

«In un buono spettacolo occorrono personaggi, musica e trama. Io ho aggiunto il sesso» dice il regista

Michele Anselmi

da Venezia

Finalmente si ride. Almeno per metà film, perché poi si profila la morte del protagonista, cancro ai polmoni da sigaretta, e la faccenda imbocca un’altra strada. Meglio di niente, comunque. Nella giornata di Ferrara e Faenza, il regista-attore americano John Turturro ha fatto la figura del burlone che porta un po’ di buon umore alla Mostra con il suo Romance & cigarettes. Trattasi di musical operaio salutato come una stupefacente novità espressiva dal Los Angeles Times. Eppure succedeva anche in Moulin Rouge che gli attori, per esprimere il loro stato d’animo, si mettessero di punto in bianco a intonare canzoni famose. E prima in Parole, parole, parole... di Resnais o nei gloriosi «musicarelli» italiani dei primi anni Sessanta, tipo Urlatori alla sbarra.
Ma Turturro, qui sponsorizzato e prodotto dai fratelli Coen, è autore squisitamente da festival. Infatti l’accoglienza è stata trionfale. Accolta da un caldo applauso liberatorio, la troupe di Romance & cigarettes ieri ha subito conquistato la platea dei giornalisti buttandola sulla simpatia. Al tavolo erano addirittura in nove, tra cui il regista, la sorella Aida, Susan Sarandon e James Gandolfini, noto come il tormentato padrino mafioso della serie I Soprano. Mancava invece Kate Winslet, autentica rivelazione del film: chi la ricorda pallida e aristocratica eroina di Titanic faticherà a riconoscerla nei panni di Tula, sboccata commessa di pornoshop, tette strizzate e chiappe al vento, una «rossa naturale» capace di far perdere la testa all’operaio newyorkese Nick Murder, sposato con tre figlie.
Sarà un'impresa tradurre in italiano il colorito e fantasioso turpiloquio a sfondo sessuale che Tula sfodera nel film. Roba da turarsi le orecchie se non piace il genere. «E pensare che Kate ne diceva anche di più spinte e divertenti, tutte inventate da lei. Le abbiamo dovute tagliare al montaggio» rivela Turturro, secondo il quale «c'è una specie d’arte nell'esercizio delle parolacce». Però lui preferisce chiamarle «espressioni interessanti», così interessanti da risultare indecifrabili perfino alla piuttosto scafata Susan Saradon. Che nel film interpreta Kitty, la moglie dell’operaio: e sarebbe pure pronta perdonare le scappatelle dell’uomo se la scoperta accidentale di una poesiola erotica, da lui dedicata alla fanciulla, non rivelasse la qualità speciale del tradimento.
Pasionaria anti Bush come pure moglie dell’attore Tim Robbins, confessa: «Un tempo, di fronte a un uomo così, avrei fatto le valigie e me ne sarei andata di casa alle quattro del mattino. Ma ora sono maturata. È difficile essere monogami, vai a sapere se uomini e donne sono fatti per stare tanti anni insieme. Dipende da cosa si intende per compromesso accettabile. Però anch’io la farei pagare a mio marito se scrivesse versi per un'altra donna».
Donne che dal film, a tratti spassosamente kitsch nei colori e nelle coreografie, escono comunque bene, al pari di benefiche erinni. «Gli uomini sono alghe marine, le donne querce» scandisce infatti il pentito Nick, pur continuando a ciacolare di sesso e circoncisione alla maniera di Bukowski. Poi, certo, ci sono le canzoni: tante, 22, pescati nei generi più diversi, da Piece of my heart di Janis Joplin a It’s a man’s man’s man’s world di James Brown, da Dalila di Tom Jones a Quando mi innamoro di Anna Identici. «Quando la gente non ha soldi evade attraverso le canzoni, come fossero una specie di preghiera» teorizza Turturro. E aggiunge: «La vita non è una commedia, una tragedia o un musical, ma tutti questi elementi fanno parte della nostra esperienza quotidiana. Secondo Aristotele per fare buon spettacolo ci vogliono trama, personaggi, poesia, musica e danza. Io ho semplicemente aggiunto il sesso».
Concorda, accanto a lui, Gandolfini. Corpulento e carismatico, sembra davvero provenire da un pezzo di classe operaia del Queens, il quartiere di Turturro. «Non ho fatto Romance & cigarettes perché volevo scappare dai Soprano. Mi piace quella serie tv, anche se non ricordo più nemmeno da quanti anni la faccio. Cinque? sei? Quando Turturro mi spedì il copione pensavo che fosse una pazzia, però divertente, originale. Una sfida. Peccato per le scene di ballo. La coreografa le ha provate tutte per insegnarmi alcuni passi da danza. Negato, completamente negato. E pensare che vivo a due passi da Broadway».