Romania-Italia 5-4

Per vedere un’espulsione dovremo andare su un campo di calcio. Lì, a quanto pare, gli arbitri sono piuttosto severi: chi sgarra va fuori. Certo si tratta di centravanti o mediani di spinta e non di pericolosi delinquenti, ma cosa ci volete fare? Bisogna sapersi accontentare. E rassegnarsi: i rom continueranno a restare qui. A frotte. Anzi, a frottole.
Ma sì, frottole: avete presente il decreto sulla sicurezza? È passata una settimana. Vi ricordate cosa si diceva? Mano ferma, linea dura, ne mandiamo via subito 5mila, è già pronta la lista, faremo vedere ai criminali i sorci verdi di Bucarest. E poi le parate davanti alle tv, i primi accompagnamenti coatti alla Malpensa sotto l'occhio delle telecamere, la corsa dei prefetti ad appuntarsi la medaglia del rimpatrio più veloce. Ebbene, a che punto siamo?
L’evidenza dei numeri è impietosa: a Milano gli unici espulsi sono stati quei quattro del primo giorno. Poi ce ne sono altri due che potrebbero partire e un altro che è lì in attesa, ma non si trova il giudice. A Torino il primo giorno erano state annunciate 7 espulsioni: dopo sette giorni ne sono state eseguite 2. A Genova il primo giorno ne avevano annunciate 17: dopo sette giorni ne sono state eseguite 5. Poi 7 a Roma, 6 a Lecce e 2 a Firenze. Il ministero dell’Interno non fornisce il dato ufficiale nazionale, ma da quello che abbiamo raccolto nelle prefetture, in tutta Italia non superiamo le 30 espulsioni. Figurarsi: ce ne sono di più nell'albo d'oro di Materazzi.
Non è male. Se pensate che nel frattempo abbiamo fatto venire in Italia 5 poliziotti romeni, potremmo anche buttarla sul calcistico: Bucarest 5-Milano 4. Oppure Bucarest 5-Torino 2. Praticamente una partita persa. Solamente Roma è in vantaggio: 7-5, ma voi capite che si tratta di un risultato in bilico. Così in bilico che rischia, da un momento all'altro, di cadere. Nel ridicolo.
La rimonta del resto pare difficile, anche se abbiamo la panchina lunga (e affollata di stranieri). Rifondazione e comunisti, che avevano già imposto al governo di far approvare dal giudice ogni espulsione decretata dal prefetto, ora pretendono pure che il giudice non sia quello di pace ma quello ordinario. Risultato: se arriva qualche altro poliziotto da Bucarest, l’operazione espulsioni finirà per concludersi con un aumento dei rumeni presenti sul territorio italiano. Ci abbiamo guadagnato, no? Chi vuol essere sicuro sia, del decreto non v’è certezza.
Del resto c'erano tutti i presupposti perché andasse così. Ricordate il titolo del Giornale di una settimana fa? «Espulsioni: è una barzelletta». Facile profezia. Succede sempre così quando ci si muove sulla spinta delle emozioni, cioè di Veltroni: quello che conta è l’apparenza. Due titoli in prima pagina, qualche servizio alla Tv, e la linea dura sembra vera. Tanto poi chi va a controllare? E se i cittadini continuano a trovare sotto casa i rom (compresi quei 5mila criminali pericolosi che dovevano essere immediatamente espulsi), mica finisce sul tg. E nemmeno sui giornali. Almeno fino al prossimo delitto.
Ma vi rendete conto? A Milano hanno fatto solo quattro espulsioni. Quattro espulsioni. E per di più erano rubagalline. E gli altri? Tranquilli, ormai non li tocca più nessuno. Alcune prefetture italiane non hanno neanche ancora capito come si procede, cosa bisogna fare, quali moduli compilare. Ma sì, che fretta c’è? Ieri il governo ha preso un’altra decisione importante sul piano della sicurezza: ha chiuso 30 sedi della polizia. Ecco, quello sì che era urgente. Le espulsioni, invece, possono aspettare. Le espulsioni le vedremo allo stadio, al massimo. A meno che, prima, non riusciamo a vederle a Palazzo Chigi.
Mario Giordano