Romania, lotta ai corrotti per entrare nell’Ue

L’inflessibile ministra che guida il repulisti ha indagato 700 persone, tra cui decine di politici di primo piano. Il 16 maggio il rapporto della Commissione, il 1º gennaio 2007 l’ingresso

Nicola Crocetti

nostro inviato a Bucarest

Trovare a Bucarest qualcuno contrario all’ingresso della Romania nell’Unione Europea non è facile. Bisogna andare nel cimitero di Ghencea, nel quartiere popolare di Rahova, dove si trova la tomba di Nicolae Ceausescu, e dove persone anziane portano ancora mazzi di fiori e dicono che «con lui si mangiava almeno una volta al giorno». Certo, i pensionati non affollano i centri commerciali o i negozi del centro della capitale, che hanno prezzi europei. E con pensioni inferiori ai 100 euro al mese non stupisce che rimpiangano il dittatore e guardino con orgoglio al colossale edificio del Parlamento, mostruoso mausoleo di una velleitaria e delirante grandeur.
Ma questo è il passato. La voglia di futuro, di entrare in Europa accettando la sfida e il rischio, è più forte di tutto, soprattutto fra i giovani. Nella piazza della Rivoluzione di Bucarest un pannello luminoso scandisce il conto alla rovescia dei giorni che mancano all’ingresso nella Ue. Che dovrebbe avvenire il 1º gennaio 2007 se sarà favorevole il rapporto che il 16 maggio la Commissione Europea farà sui progressi realizzati dalla Romania nella via dell’integrazione (l’altro Paese candidato è la Bulgaria).
Nocchiero della difficile traversata è Traian Basescu, eletto presidente nel dicembre del 2004, forte della grande popolarità che gli deriva dall’essere stato per quattro anni sindaco di Bucarest. Primo ministro è il presidente del Partito liberale, Calin Popescu Tariceanu, che dal gennaio 2005 guida un governo quadripartito di centro destra, che ha sconfitto il monocolore del Partito social democratico (Psd), al potere dal 2001 al 2004. Dopo la sconfitta, il Psd è precipitato nel consenso popolare, i suoi vertici sono stati falcidiati dalle inchieste della magistratura, e il suo leader ed ex primo ministro Adrian Nastase, accusato di corruzione, è stato costretto a dimettersi qualche settimana fa.
La riforma delle frontiere e della giustizia, ma soprattutto la lotta alla corruzione, sono i temi su cui si concentrano gli sforzi maggiori del governo, anche perché sono le principali condizioni poste dall’Ue per l’ingresso. Per la prima volta nella storia della Romania, decine di personaggi politici di primo piano - dell’opposizione e della maggioranza, compreso il vice premier in carica George Copos - sono stati inquisiti per corruzione. Traian Basescu è dovuto intervenire personalmente per vincere le resistenze di tutti i partiti e creare il Dipartimento nazionale anticorruzione (Dna), incaricato del repulisti. Lo guida con polso fermo il ministro della Giustizia, Monica Luisa Macovei, una donna dall’aria austera e determinata, che prima di entrare in politica faceva l’avvocato per i diritti umani. Ora ha alle sue dipendenze 130 magistrati e dispone di fondi cospicui.
Poco amata dai politici, la Macovei non fa mistero delle resistenze che deve superare. Ma sa di avere l’appoggio di tutti i romeni, stufi della corruzione, ed è decisa a far valere la sua indipendenza e ad applicare gli strumenti che la nuova legge le conferisce. Come la dichiarazione obbligatoria dei beni patrimoniali per magistrati e politici. Nel 2005 ha indagato 700 persone, e ne ha processate e condannate 325.
Un feeling molto particolare lega la Romania all’Italia, primo partner economico, con 18.747 piccole e medie aziende a capitale misto. Grazie al basso costo della manodopera, mille nuove aziende italiane s’installano ogni anno (ma ci sono anche grandi banche, l’Ansaldo, la Pirelli, l’Enel). L’inflazione, che è stata dell’8,6% nel 2005, quest’anno dovrebbe scendere al 5,5. Il nostro Paese ha la comunità più numerosa dei quasi due milioni di emigranti romeni (ufficialmente 250mila, ma probabilmente il doppio). «Il nostro scopo - dice il premier Tariceanu - è di riportare in patria questi lavoratori. Assieme ai benefici economici e sociali dell’ingresso nell’Ue, la loro esperienza professionale contribuirà allo sviluppo della Romania».