La Romania provoca i francesi d’Africa: "Benvenuti in Europa"

Contro i transalpini, imbottiti di giocatori di colore, Mutu e compagni vogliono confermarsi la mina vagante del torneo. Stasera alle 18 l'altra sfida del girone C

Zurigo - A Sofia era andata male, per Victor Piturca malissimo. Allora il ct romeno si è messo sulla porta e ha lasciato che tutti si mettessero seduti al loro posto, poi è entrato anche lui nello spogliatoio e ha tirato in piedi una di quelle sceneggiate che da quelle parti non avevano visto e sentito neppure nei tempi bui. Era solo una sconfitta nel girone di qualificazione a Euro 2008, resterà l’unica e Piturca ogni volta che ne riparla gonfia il petto: «Cosa ho detto quella sera? Niente di speciale, ho detto solo che quando si indossa la maglia della gloriosa nazionale romena si deve rimanere concentrati fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto e finché gli avversari non smettono di correre non si resta lì a guardare la scena. Ho detto che chi non capisce queste cose è inutile che venga qui perché con me rischia molto, anzi moltissimo».
Nel suo girone la banda Mutu non era molto accreditata, eppure è arrivata davanti agli olandesi e ai bulgari che rimangono sempre una rogna, 26 reti in 12 partite, anche se c’erano Lussemburgo, Slovenia, Albania e Bielorussia.

Ma Victor Piturca è uno che se lo conosci gli giri al largo e la colpa è tutta di Gheorghe Hagi, il Maradona dei Carpazi, che lo silurò proprio durante l’Europeo del 2000, spedito a casa con un calcio nel sedere e senza tanti ringraziamenti. Furono Hagi e Popescu che si presero la briga di silurarlo e da quel giorno Victor Piturca non si fida neppure della sua mamma. D’accordo che in Romania c’è un proverbio che dice che ogni volta che ti prendi un calcio nel sedere in qualche modo fai un passo avanti, ma a Piturca i detti popolari non piacciono troppo e il gruppo sa che è meglio evitare le citazioni altrimenti il ct si rimette a urlare come un’aquila. Sarà anche per questo che la Romania di Mutu e Chivu tiene tutti lì col fiato sospeso e anche se l’hanno bollata come l’ultima del girone, non ci crede nessuno, e il primo è proprio quella birba di Raymond Domenech che si è gettato in elogi improvvisi sugli azzurri ma ha chiesto tregua: «Perchè devo pensare a un ostacolo alla volta e il primo è la Romania. Se non la battiamo possiamo anche andare a gettarci nel lago». Ce ne sono tanti da queste parti, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta.

Il fatto è che mentre questi romeni arrivano, se la giocano e, se va male, non hanno fatto che ripetere il risultato dei loro ultimi cent’anni di calcio, per i francesi, e Domenech in particolare, le cose non stanno esattamente allo stesso modo. Il ct francese ha fatto scelte molto discutibili, ha portato la sua presunzione anche nel paese più neutrale dell’Europa e la sua estrema attenzione a non commettere altri passi falsi si è notata soprattutto in occasione dell’episodio dello striscione romeno definito a sfondo razzista. Era successo che a Bucarest, dopo aver visto che nella foto ufficiale della nazionale francese il 90 per cento dei giocatori erano di colore, a quei bontemponi dei romeni era venuto in mente di metterci sotto la scritta: «Benvenuti in Europa», un ribaltone in tutti i sensi. E ora, visto che i romeni ci sono diventati un pochino più simpatici, aspettiamo solo che diano una bacchettata ai nostri rivali di questi ultimi anni. Niente di speciale, ci basta che li tramortiscano un po’ in vista della terza giornata dove magari gli azzurri cercheranno di restituire il favore: Italia e Romania a braccetto nei quarti, chi se lo sarebbe mai immaginato.