Una Romania tutta da ridere

Pedro Armocida

da Roma

Non ha quasi fatto in tempo a toccare il suolo italiano che sono venuti ad omaggiarlo Marco Bellocchio e Carlo Verdone. Così il trentunenne regista romeno Corneliu Porumboiu s’è trovato ieri a Roma a presentare il suo primo film, A Est di Bucarest, e a ricevere in sequenza il premio Gobbo d’Oro da Bellocchio, nelle vesti del promotore del Bobbio Film Festival, e quello del pubblico da Verdone per il suo festival Terra di Siena. Porumboiu non s’è scomposto più di tanto, anzi ci ha scherzato su: «Questo è evidentemente un anno d’oro. Dopo la Camera d’Or di Cannes e il Cigno di Copenaghen». Così tra i viatici dei due eterogenei registi, con un Bellocchio «contento perché questo film è un piccolo capolavoro» e con un Verdone che scommette su «una cinematografia di grande interesse nel panorama internazionale», prende avvio l’avventura italiana di A Est di Bucarest in uscita domani distribuito dall’Istituto Luce.
Con tagliente ironia il regista e sceneggiatore rumeno descrive tutto un mondo, quello della Romania di oggi ma anche del Paese che si è trovato all’improvviso liberato dalla dittatura comunista di Ceausescu, esattamente alle ore 12 e 08 del 22 dicembre 1989. Così a sedici anni di distanza il proprietario d’una sgangherata tv locale invita due ospiti a rispondere alla domanda se anche nel loro paesino ci sia stata la rivoluzione. Loro dicono di sì, che si è scesi in piazza poco prima delle fatidiche 12 e 08, ma le telefonate dei telespettatori li smentiscono.
Una spietata analisi che mette in scena le ipocrisie e le bassezze umane. «All’epoca - spiega il regista - avevo 13 anni e stavo giocando a ping pong, poi ho seguito ciò che accadeva in tv. Per il resto mi sono ispirato a un programma tv di sei anni fa in cui tre personaggi parlavano di ciò che successe quel giorno. Ogni individuo però dà la propria versione della storia basata su sfocati ricordi personali». Attraversato da una grande vena ironica, A Est di Bucarest riesce a raccontare con profondità dei caratteri umani universali: «Il mio film parla della marginalità, volevo vedere cosa era successo nella periferia della Romania a chi ha cercato di entrare a far parte della storia. L’umorismo poi da noi è una componente basilare», spiega Porumboiu che per questa sorprendente opera d’esordio si è avvalso di tre eccellenti attori con cui aveva già lavorato nei suoi corti precedenti.