Romanisti ai festini Capello li pedinava

Nel mare di carte e di intercettazioni dell'inchiesta sulla mafia russa e il calcio, oggetto d'interesse della procura di Roma sul filone Gea, c'è il rischio di perdere la bussola. Si spazia dalle attività delinquenziali dei boss della criminalità organizzata dell'ex impero sovietico all'azione sotto copertura dei referenti italiani degli stessi, impegnati a mandare in porto grandi business e a riciclare denaro sporco per conto dell'organizzazione. Ci sono fatti gravi e fatti di colore. Ci sono riferimenti ai veri retroscena del mercato calciatori di atleti russi che giocano in mezza Europa e, incidentalmente, spuntano vicende che col calcio giocato e con quello inquinato dalle combine hanno poco a che fare, ma che coinvolgono lo stesso calciatori italiani collegati ad altri calciatori stranieri a loro volta vicini a donne russe sott'intercettazione perché considerate l'interfaccia dei boss in determinate operazioni. A raccontarlo, al telefono, è uno dei personaggi che è di casa nel calcio come nell'ambiente dell'est monitorato dagli apparati investigativi romani. Succede così che subito dopo una partita della Roma i giocatori della stessa, insieme ad alcuni amici, decidano di partire velocemente per Milano per partecipare a una festa. A un certo punto, stando al resoconto telefonico, il viaggio si interrompe bruscamente perché i giocatori si accorgono d'essere seguiti. Pensano a investigatori privati messi dalla società o da Fabio Capello, così rientrano ognuno a casa propria. Dalle carte non si capisce di più. Per un dettaglio di colore, resta il giallo.