La romanità? È di moda su «Facebook»

Su Facebook, il social network per eccellenza, meta di svago di una frangia sempre più ampia di navigatori del web, sono le passioni condivise a mettere in relazione tra loro persone che nemmeno si conoscono. La passione per il calcio, per i viaggi, per la pizza, per fare qualche esempio, hanno ispirato la nascita di «gruppi» che oggi contano migliaia di fan agguerriti. Tra questi molti riguardano la Capitale e la romanità in genere. «Roma Caput Mundi», 3mila iscritti, è un omaggio alla città, il posto ideale per chi non si stanca mai di ammirarne le meraviglie e per chi si appresta a visitarla per la prima volta e cerca informazioni utili. All’estremità opposta, «Roma ladrona», un centinaio di fan e un vagone di recriminazioni da fare. Già, perché se non è amore allora è odio, però sempre di passione si tratta. Rivive così l’eterno dualismo tra Nord e Sud, Roma vs Milano, da un lato quelli che il «Colosseo è meglio del Duomo», 27mila iscritti, e dall’altro quelli che il «Duomo è meglio di metà Colosseo», 14mila iscritti.
Nei «gruppi» dedicati alla Capitale i commenti degli utenti trasudano spesso un fiero senso di appartenenza geografica che a qualcuno sembrerà inconiugabile con l’essenza virtuale della rete, dove lo spazio diventa un concetto astratto, perdendo inevitabilmente di significato. Su «Sei romano se…», 5mila iscritti, è perfino disponibile un vademecum di tutto quello che bisogna fare o aver fatto per essere considerato un vero figlio della lupa. Il romano doc quando va a cena fuori con gli amici poi «stecca il conto (neanche a dirlo) alla romana», inoltre ha visto «Il marchese del Grillo» almeno una volta nella vita e conosce a memoria le battute di Thomas Milian, le canzoni di Venditti, gli sketch di Verdone, dice cose tipo «er», «sor», «a zì», «fratè», fa «le vasche a via del Corso ma non compra mai niente» e, per finire, «ha visitato meno posti di un qualsiasi turista». Dulcis in fundo, per chi desiderasse misurare il proprio indice di romanità c’è anche un quiz su misura con domande a risposta multipla. Quali sono i sette colli? E gli ingredienti della carbonara? Come si dice sigaretta in romanesco? È in questo modo che Facebook si ripropone di distinguere le contraffazioni dagli originali.
Esiste poi una serie di «gruppi» che trattano argomenti più specifici. «Er Nasone», 13mila fan, ode alle fontanelle che distribuiscono l’acqua potabile, uno dei simboli della città eterna, vera e propria manna per gli assetati, oppure «Odio la fila sul Grande Raccordo Anulare», un migliaio d’iscritti all’attivo, dedicato a coloro che vedono le uscite del Gra scorrere al rallenty mentre sono intrappolati nel traffico. Facebook, del resto, è anche un recettore di lagnanze e denunce di vario genere, dove gli scontenti si ritrovano per coalizzarsi contro un determinato problema. «Grazie alle buche di Roma il mio meccanico dorme sogni tranquilli», mille iscritti e spiccioli, ne è un esempio lampante. Sempre in tema di viabilità, i più facinorosi hanno dato vita a «Quelli che nel traffico vorrebbero un lanciafiamme». Facebook è insomma anche una valvola di sfogo. Chi è stufo di protestare senza che nessuno lo ascolti d’ora in poi si sentirà un po’ meno solo.