Romano: «Dura fino al referendum E l’ipotesi delle larghe intese fallirà»

«Ci proveranno, ma in troppi vogliono le elezioni anticipate nel 2008»

Andrea Romano, quale sarà il destino del governo nel 2008?
«Durerà fino al referendum».
Se Prodi cade si va alle urne o si forma un governo di larghe intese?
«Io credo nel voto già nel 2008. Forse ci proveranno a fare le larghe intese ma questo governo di transizione non starebbe in piedi. Troppi interessi convergenti verso le elezioni. Da una parte c’è il desiderio di Berlusconi di riprovarci. Dall’altra quello di Veltroni di andare al voto perché se perde non è colpa sua e può comporre le liste in modo “emergenziale”, in modo etnicamente pulito, senza fare il congresso».
Si andrà al referendum o i partiti riusciranno a fare la riforma elettorale?
«Penso che Berlusconi e Veltroni non riusciranno a quagliare nulla. A quel punto si profilerà un bivio: da una parte le elezioni anticipate, dall’altra un governo istituzionale con un mandato limitato alla sola legge elettorale».
Il centrodestra ritroverà la pace?
«Il centrodestra, con questa materia prima, resisterebbe non più di un anno al governo. Sono due coalizioni bloccate dalla stessa mancanza di benzina politica. C’è un’innovazione nelle forme dei partiti, con il Pd e il Popolo delle libertà ma dal punto di vista della sostanza non c’è grande innovazione: c’è solo una ritinteggiatura organizzativa».
L’abbraccio Berlusconi-Veltroni è soltanto fantapolitica?
«Ci hanno provato per far vedere che non sono più animati da odio reciproco ma non arriveranno da nessuna parte. Berlusconi è troppo interessato ad andare al voto. Ormai nessuno crede più a niente. Prodi dice cose fantastiche, nel senso di una realtà che non esiste se non nella sua mente. Dall’altra parte non va meglio. Mi sembra che siamo di fronte a leadership logorate dalla loro longevità, al contrario di quanto accade in Europa».
Qual è il suo auspicio per il 2008?
«Penso che le elezioni siano un bene perché almeno verranno sconfitti i due contendenti o almeno uno di loro. E da quella sconfitta si produrrà innovazione. Serve un bagno purificatore altrimenti il Paese si romperà davvero le scatole».