Romano (Fials) «Prima di far cassa a spese dei malati il commissario pensi ad abbattere le liste d’attesa»

Critico nei confronti di quello che definisce «toto-ticket» si definisce Gianni Romano, segretario regionale della Fials Confsal. «La Regione - dice Romano - non può fare cassa sulla pelle di chi sta male o di è cronico solo perché proprietario di un’abitazione, anche piccola, con l’introduzione del parametro sull’equivalente di reddito Isee. Se il presidente e commissario ad acta Piero Marrazzo vuole imporre una compartecipazione alla spesa sanitaria a tutto campo sulle prestazioni sanitarie allora è giusto che prioritariamente si cimenti con l’abbattimento delle liste di attesa. Attese più celeri possono pure giustificare un euro o due in più su specialistica e diagnostica ma non quando si aspettano dai 5 ai 7 mesi per un’ecografia, tre mesi per una visita dal cardiologo». «Prima di imporre nuove gabelle - prosegue Romano - il presidente-commissario ad acta deve tagliare non il 50 per cento delle consulenze extra-sanitarie nelle aziende ospedaliere, ma almeno il 90 per cento. Ci auguriamo che l’ipotesi di introduzione di 4 euro fissi sui farmaci di costo superiore a 4 euro e di 1,50 euro per quelli di costo inferiore così come l’incremento da 36 a 51 euro per la diagnostica per immagini, di 5 per le visite specialistiche e l’extra di 10 euro sull’intramoenia siano solo fantasie pessimiste e catastrofiste. Diversamente, ci batteremo affinché a fianco di ticket così onerosi venga prevista una pena pecuniaria per le aziende sanitarie che non rispettino i tempi previsti per legge dai protocolli della Conferenza Stato-Regioni. La pena pecuniaria dovrà essere un prelievo diretto sugli emolumenti dei vertici apicali delle aziende e non gravare come tassa sulle tasche dei cittadini. Perché quando si multa un’azienda sono i cittadini-azionisti con le loro tasse a pagare».