Romano il primo della classe in gaffe

All’estero con le sue infelici parole ha già scatenato le ire dei «folcloristici» alleati e degli avversari. E ieri anche quella di Chirac che lo ha sconfessato: non ha alcun merito sul caso Gdf

Fabrizio de Feo

da Roma

E dire che al seminario di San Martino in Campo, parlando con i suoi ministri, era stato proprio lui a formulare un accorato invito alla prudenza. «Siate cauti e generici, meno parlate e meglio è», aveva detto Romano Prodi, tentando di arginare la cascata di esternazioni in libertà prodotte dai membri del suo esecutivo. Una raccomandazione saggia. Se non fosse che quello stesso precetto il Professore ha evidentemente dimenticato di rivolgerlo a se stesso.
Il capo del governo in queste prime settimane di attività ha già prodotto una raffica di infortuni diplomatici e dichiarazioni boomerang, mostrando un innato talento per le gaffes. La più evidente è quella messa a segno con l’intervista al settimanale tedesco Die Zeit, a tutti gli effetti l’esordio più disastroso che si ricordi da parte di un presidente del Consiglio sulla stampa internazionale. Il punto più alto il Professore lo raggiunge quando il giornalista del Die Zeit gli chiede come farà a tenere in piedi una coalizione di nove partiti, quando Angela Merkel ha avuto problemi a coordinarne due. Prodi risponde: «Siamo italiani ma mi sembra che da voi il tutto proceda con molta più fatica. Noi abbiamo solo più folclore, Rifondazione, i Comunisti italiani. Ma a confronto di Lafontaine, è qualcosa di abbastanza innocuo». Il moto d’ira che scatta nelle fila dei «folcloristici» alleati è tonante. Ma «l’esternazione estera» non finisce qui perché nella stessa intervista Prodi fa capire di essere lui l’ago della bilancia del centrosinistra: «Se cado io, l’Unione resterà all’opposizione per 60 anni». Naturalmente ce n’è anche per l’opposizione con un paio di frasi che fanno infuriare il centrodestra. La prima è dedicata alla mutazione antropologica prodotta nell’elettorato da Silvio Berlusconi. «Il berlusconismo ha cambiato i valori del popolo italiano: non c’è nulla di male a frodare il fisco, non c’è nulla di male a parcheggiare in seconda fila». La seconda frase è un modo cortese per dire che chi vota a destra ha qualche deficit culturale e la mente lobotomizzata dalla tv. «Il 70% dei laureati vota per me, ho ottenuto pochi voti dalla casalinghe. Meno guardano la televisione, più mi votano».
Le peripezie internazionali del premier italiano non finiscono certo qui. In occasione della prima tappa del suo tour europeo a Vienna il Professore fa i fuochi d’artificio e indossa i panni del «capoclasse» per convincere i 25 partner dell’Ue della solidità della coalizione di centrosinistra. «Oggi al governo, come lo fui in Europa alla testa della Commissione quando sorvegliavo il comportamento degli altri Paesi, voglio comportarmi da primo della classe». Inutile dire che l’opposizione, ascoltate le sue parole, lo invita ad andare direttamente dietro la lavagna.
Il tempo di spostarsi da Vienna a Parigi e subito Prodi-Pierino ne combina un’altra delle sue, rivelando il contenuto di un colloquio riservato con l’inquilino dell’Eliseo. «Come mi ha detto Jacques Chirac l’Italia si è ripresentata in Europa dopo un lungo periodo di assenza». Frase, in realtà, mai confermata dal presidente della Repubblica francese. E poi, nella giornata di ieri, il nuovo rilancio al tavolo delle gaffes italo-francesi. Ai giornalisti che gli chiedono un commento sulla decisione della Francia di far slittare la privatizzazione di Gdf, in seno al progetto di fusione con Suez, Prodi la definisce «coerente con un tipo di politica che abbiamo discusso insieme», intestandosi il merito di una presunta «moral suasion» sui transalpini, desiderosi di bloccare la crescita dell’Enel Oltralpe. Puntuale, però, arriva la smentita di Chirac. «I miei rapporti con Prodi sono calorosi, tuttavia a Parigi il presidente italiano non ha fatto proposte amichevoli in materia industriale». Come dire che sul narcisismo del premier ora esplode puntuale anche il fuoco amico.