Romano punta a fare il bis con la scusa delle riforme

Il premier è intenzionato a chiedere il rinnovo del mandato: "Così risolviamo il nodo della legge elettorale". Il centrosinistra e l'Udc spingono per evitare lo scioglimento delle Camere e le elezioni in primavera

Roma - Il governo Prodi consuma le sue ultime ore di vita navigando nelle nebbie dell’incertezza e dibattendosi tra mille dubbi, tentazioni e interrogativi. Al momento restano in campo due ipotesi: che Romano Prodi anticipi i tempi rassegnando le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica, evitando così la bocciatura in aula, oppure che si presenti al Senato a forzare la mano e a giocarsi il tutto per tutto, ipotesi questa fortemente caldeggiata da un prodiano di ferro come Arturo Parisi.

In ogni caso la mente del Palazzo è già rivolta al dopo, a quando cioè la stagione del Professore potrà considerarsi archiviata. Lo scenario è, anche in questo caso, complesso e intricato. Se il premier decidesse di bypassare il voto a Palazzo Madama avrebbe qualche chance di vedersi riconfermare l’incarico per un Prodi bis. Il Professore potrebbe richiederlo per se stesso, presentandosi al Quirinale con l’annunciata sfiducia di un ramo del Parlamento ma con la fiducia incassata alla Camera. Un mandato a termine per affrontare e risolvere due questioni, a suo dire, non rinviabili: la distribuzione del tesoretto e la riforma elettorale. Ma non è detto che un governo Prodi per le riforme - pur se con un programma ristrettissimo - sia nei piani del presidente della Repubblica. Il premier di fatto è stato sfiduciato e comunque sembra difficile che Forza Italia e An possano concedere il loro via libera.

Resta a Napolitano la disponibilità del centrosinistra e dell’Udc - sia pure senza molto convinzione da parte dei centristi - a tentare una soluzione che eviti le elezioni in primavera. Ma è un percorso strettissimo, pieno di ostacoli e destinato a suscitare il malumore dell’opinione pubblica. Il centrodestra, infatti, sta serrando le fila e spinge con forza per disinnescare ogni possibile «escamotage». Per Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi c’è un’unica soluzione possibile: il voto subito. Un’opzione che prevederebbe lo scioglimento delle Camere entro la prima metà di febbraio e il voto entro aprile, con qualcuno che arriva a ipotizzare la data possibile del 20 aprile.

Se così fosse il centrodestra non avrebbe eccezioni da sollevare all’ipotesi che fosse Prodi a gestire lo scivolo temporale verso le elezioni. Pare che Berlusconi abbia preso in considerazione anche la possibilità di un governo tecnico per modificare la legge elettorale attuale e portare il Paese al voto non più tardi di ottobre. «So - spiegava in Transatlantico Gianni Alemanno - che Berlusconi e Fini hanno discusso anche di un governo Amato o Marini». Ma il leader di Forza Italia vuole fortissimamente le elezioni e fatica a prendere in considerazione un rinvio. Anche An è sulla stessa lunghezza d’onda: «Come fanno a fare un governo per la legge elettorale se non riescono neanche a trovare l’accordo tra di loro?», chiedeva Gianfranco Fini, «bisogna andare alle elezioni, il referendum? Tra un anno», aggiungeva. E Pier Ferdinando Casini a pochi metri da Fini ripeteva lo stesso concetto: «Un governo per fare la legge elettorale? Ma quale legge?».

Naturalmente il percorso verso le elezioni a primavera - che sarebbe il più lineare - incontra le resistenze di coloro che guardano alle urne come a uno spettro da cui rifuggire. E così sono tanti quelli, dentro l’Unione, che provano a tessere la trama obliqua del governo istituzionale. Si va dalla soluzione «small», ovvero un esecutivo che realizzi modifiche ristrette alla legge elettorale a quella «medium», ovvero un governo che duri fino al 2009 per perseguire anche la riforma costituzionale.

Un’ipotesi a cui guarda con interesse anche lo stesso Udeur visto che Clemente Mastella ha detto chiaro e tondo che «se Napolitano dà un incarico per fare la riforma elettorale, noi stiamo a vedere su che tipo di riforma si discute; se ci piace sosteniamo il governo, altrimenti meglio andare al voto subito col Porcellum. A quel punto diverrebbe probabile allearsi col centrodestra».

Ma il vero sogno segreto del partito «anti-elezioni» è quello di creare un governissimo che duri fino alla fine della legislatura e che sia guidato da un super-tecnico come Mario Draghi o Mario Monti. Una soluzione su cui potrebbe salire, nei prossimi giorni, il pressing dei poteri forti ma che appare difficilmente praticabile.