Un romano su due non va mai dal dentista

Michela Giachetta

Capita a tutti. I denti spesso fanno male. Ma accade ancora più spesso, che, una volta guariti dai vari dolori, quello che «fa male» è il conto dell’odontoiatra. Spesso salatissimo. È questo uno dei motivi della crisi del settore, i cui segni sono rappresentati dal consistente calo del numero dei cittadini che annualmente si recano dai cittadini per una visita o un intervento. La diminuzione del benessere, infatti, è direttamente proporzionale alla diminuzione delle visite. Le persone che non si sono mai recate a un controllo dentale arrivano in media al 45 per cento della popolazione. E Roma è fra le città in cui questa percentuale è ancora più alta. I cittadini, infatti, sono in prevalenza a reddito fisso, situazione che non agevola il ricorso dal dentista. Ma quello su cui si è discusso al convegno Dental Day, promosso dall’Associazione Nazionale Dentisti italiani (Andi) è il perchè di questa situazione. «In Italia manca una “cultura odontoiatrica” - spiega Mauro Rocchetti, presidente dell’Andi - Ancora si ritiene che andare dal dentista sia una spesa superflua. In realtà dovrebbe rientrare fra quelle visite mediche da fare almeno una volta all’anno». «Per diffondere questo tipo di cultura - ricorda il sottosegretario alla salute, Cesare Cursi - numerosi sono stati gli interventi del Governo. Si è riconosciuta l’esigenza di una riflessione a livello istituzionale, cercando soluzioni concrete alle difficoltà che penalizzano le fasce di cittadini meno abbienti, portandoli a frequentare con sempre maggiore assiduità lo studio dentistico». «È necessario - prosegue Cursi - che il nostro sistema universitario punti sempre più alla difesa dei profili professionali e delle specifiche competenze che riguardano i medici odontoiatri, ma anche gli odontotecnici, gli igienisti dentali e l’assistenti alle poltrone». Guardando al presente, la situazione non si presenta rosea. Se, infatti, è vero che la crisi riguarda soprattutto i centri più industrializzati come Roma, è altrettanto vero che si fa sentire anche nei centri più piccoli. A Viterbo, ad esempio, sottolinea Rocchetti, le difficoltà riguardano l’accesso, nel senso che sono pochi quelli che fanno controlli regolari, ma anche la scelta delle prestazioni. Chi decide di recarsi a una visita, sceglie l’operazione più economica, che solitamente «resiste» meno a lungo. Ma non fa meno male. A fare meno male sarà solo il conto del dentista. E non è poco.