Un romantico Carlo Felice che non rinuncia alla danza

Tutti pronti... si riparte di nuovo; e con una stagione (lirica e sinfonica) che sembra aver guadagnato in salute, rispetto allo scorso anno, ben nutrita e rifinita, con un assortimento di titoli (nove opere e due balletti per la lirica e dieci programmi con nove direttori - Oren per l'inaugurazione il 14 settembre - per i concerti sinfonici) in equilibrio tra grande repertorio e nuove proposte, degni di un teatro di qualità, lanciato ormai nella «competizione» internazionale.
Sì, perché il cartellone del Carlo Felice è siglato da spettacoli di alto livello, tutti in prima nazionale (a parte la ripresa di Der Rosenkavalier, che inaugurò la stagione 1996/97), diretti e interpretati da artisti di fama indiscussa o da giovani emergenti che si stanno affermando sui palcoscenici più prestigiosi.
Tutti segni di prosperità?
Si direbbe di sì, vista la situazione bilancio che pare risanata, vista la risposta di critica e pubblico, che sempre ha gremito la platea e affollato il botteghino.
Lecito l'ottimismo, quindi, ma lecita anche un poco di perplessità, visto che se ne va proprio chi la stagione l'ha ideata e aiutata a nascere, chi - occorre dirlo a lode del Maestro Triola - alla qualità e all'originalità ha sempre guardato come marca essenziale di un teatro intelligente e all'avanguardia. Un congedo sereno, che tuttavia lascia un po' di amaro in bocca.
Ma veniamo al cartellone: undici titoli, si diceva, incentrati sulla stagione romantica europea, con in più due titoli del novecento («Il Cappello di paglia di Firenze» di Nino Rota, che torna a Genova dopo quarant'anni con un nuovo allestimento affidato a giovani artisti e «Der Rosenkavalier» di Strauss/von Hofmannstahl) e un'opera contemporanea, eseguita in forma di concerto, che farà la sua prima apparizione in Italia (Tea, the mirror of Soul, del cinese Tan Dun), con tanto di strumenti di carta, di pietra e il waterphone ad acqua, e che chiuderà la stagione con suggestive invenzioni armoniche e timbriche.
Verdi inaugura (si spera meglio di come abbia chiuso, se è permessa la battuta) il 19 ottobre con «Vespri Siciliani» - manca a Genova dal 1960 - con un allestimento nato per l'Opera di Parigi nel 2003; rimaniamo nei titoli di repertorio con Manon Lescaut di Puccini, prevista in apertura del nuovo anno (che è poi l'anno pucciniano, i 150 anni della nascita); «Il Trovatore» verdiano, sempre amato dagli appassionati, «La sonnambula» di Bellini e «Werther» di Massenet, (peccato, in forma di concerto), che fa parte di quel filone letterario, se si vuole individuarlo, che comprende anche la già citata opera straussiana, il capolavoro di Ciaikovskij «Evgenij Oneghin» da Puskin, debutto operistico, fra l'altro, del Primo Direttore ospite Juanjo Mena e il celebre balletto «Romeo e Giulietta» di Prokoviev; e a proposito di danza, la tradizione natalizia è salva, con l'allestimento del balletto Giselle di Adam, previsto proprio a dicembre.
«Lascio un teatro ormai maturo - le parole di Triola chiudono l'incontro di venerdì - che ha acquistato visibilità internazionale; mi auguro continui a crescere e che sia davvero la casa di tutti, artisti e pubblico, per il bene comune e al di là degli interessi personali».