Romanzi italiani Il pensiero unico del noir&affini

da Courmayeur
Si conclude oggi al «Noir in Festival» di Courmayeur il convegno «Il noir al potere?» che ha visto partecipare alcuni dei principali autori italiani di genere: Luigi Bernardi, Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Luca di Fulvio, Giorgio Faletti, Marcello Fois, Carlo Lucarelli. «Il noir al potere? Storia di una rivoluzione» è, oltre che il titolo specifico del simposio fra scrittori, anche la domanda che abbiamo posto a tre di loro. L’idea di questa “rassegna nella rassegna” nasce da un fatto: la fiera del libro di Francoforte ha riscontrato un boom degli scrittori di genere, cartina di tornasole dei gradimenti del pubblico e, di conseguenza, delle vendite. Ma qual è il rapporto fra il thriller all’americana e i gialli con il noir? E quelli che consideriamo autori noir in Italia, lo sono davvero?
A questo punto il profano con un minimo di senso critico si chiede: in una società industriale e consumista che produce tanta spazzatura, il bestseller, e dunque anche il noir (stando a quanto sopra), che cosa rappresenta? Quanti libri del cosiddetto noir e, siamo franchi, quanti dei libri che passano da Courmayeur, saranno letti ancora fra cent’anni? Certo, il tempo non sarà l’unico giudice, ma qualche volta contribuisce a valutare, a rendersi conto che solo prendendo distanza dalle cose esse si possono comparare.
«Io contesto l’affermazione - taglia corto Giancarlo De Cataldo, autore di Romanzo Criminale - che il noir sia al potere. Intanto perché nel potere c’è un tratto autoritario che non c’è in letteratura. Poi perché ci sono autori come Alessandro Piperno che scrivono romanzi tradizionali che pure sono ai vertici delle classifiche. Infine, non meno importante, perché bisognerebbe intendersi su che cosa è noir. Il giallo e il thriller per esempio sono un’altra cosa. Ovvio che se nel noir si mette tutto, l’esito è falsato. E poi: noi siamo noir? Direi di no. Per me, Lucarelli, Fois, si potrebbe parlare più di romanzo storico di impronta realista che di noir. Al noir come genere abbiamo attinto per l’attenzione al male, all’ambiguità tra buono e cattivo ma scenari, sviluppo, storie sono di altro genere».
Sandrone Dazieri, di cui recentemente è uscito il Karma del gorilla (Mondadori), si spinge oltre: «C’è una confusione fra giallo e noir. Occorre precisare che ai vertici in Italia non ci sono i noir, ma i gialli e i thriller. È il giallo che è al potere dell’industria culturale di consumo. Tolti quelli, che sono già la maggior parte, il 90% di quello che si pubblica sotto l’etichetta di noir è porcheria. Cosa rimane? Quello che rimane è letteratura tout court, prima che letteratura di questo o quel genere, al di là delle etichette editoriali o di comodo. E che cos’è la letteratura? La letteratura è un atto etico che presenta un punto di vista sul mondo. Altrimenti è merce».
E Loriano Macchiavelli, che parla di un noir sui generis “come lo intendiamo noi”, ribadisce che «il noir non è al potere, non ci può essere. Se il noir fosse al potere non sarebbe noir. Il potere è insolenza, è sopraffazione. Il romanzo non è né insolenza né sopraffazione. Ho l’impressione, piuttosto, che il noir, oggi, venga corteggiato per passare al servizio del potere. Il Partito nazionale fascista ostacolava il diffondersi della letteratura gialla perché ne aveva intuito la pericolosità; la ricca borghesia italiana del dopoguerra, con l’aiuto dei loro pensatori, confinava il genere nell’ombra e lo faceva passare per un gioco enigmistico privo di contenuti e stili perché ne aveva capito le potenzialità; la critica di sinistra meno attenta, lo tollerava, ma con moderazione. Mi piacerebbe un romanzo che potesse vantare le stesse prerogative del romanzo senza etichette».
Insomma se il noir - che a noi ricorda più l’“ombra” del “nero”, e non ciò che si muove nell’ombra, ma l’ombra stessa - fosse al potere, il noir non sarebbe più. Vi immaginate l’ombra sotto le luci dei riflettori?
lorenzo.scandroglio@tin.it