Romanzi per Obama, saggi per Bin Laden Propaganda per tutti

Q uest’anno il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ci è andato piano, e in vacanza per ora si è portato solo tre libri, acquistati alla libreria «Bunch of Grapes» della sciccosa Martha’s Vineyard. I titoli prescelti sono Freedom di Jonathan Franzen, annunciatissimo caso editoriale d’autunno, ottenuto in regalo dallo staff del negozio prima della data ufficiale di pubblicazione; The Red Pony di Johna Steinbeck, libro per ragazzi destinato alle figlie Sasha e Malia; Il buio oltre la siepe di Harper Lee, un classicone contro la segregrazione razziale che Obama non può non avere già letto.
L’anno scorso aveva stupefatto il mondo portandosi sotto l’ombrellone, o meglio sotto l’albero maestro della barca a vela: un thriller di George Pelecanos (The Way Home); un romanzo stradaiolo di Richard Price (Lush Life); un saggio sulla rivoluzione ambientale di Tom Friedman (Hot, Flat, and Crowded), una biografia del presidente John Adams firmata da David McCullough; un dramma di Kent Haruf (Plainsong). Totale: 2300 pagine da compulsare in meno di due settimane. Fanno circa duecento pagine al giorno, roba da iscrizione al Guinness dei primati.
Obama mostra ottimi gusti, solo un tantino da fighetto: Pelecanos e Price sono autori solidi e anche di culto; Franzen è senz’altro di culto, sulla solidità non tutti sono d’accordo (a esempio secondo Harold Bloom è un pallone gonfiato dalla critica perbene). Impeccabile anche l’impatto propagandistico. Tanta narrativa, come piace ai giovani, ma impegnata e in grado di lanciare messaggi precisi a favore dell’integrazione (Harper Lee) e della solidarietà sociale (Franzen) come antidoto al solito neoliberismo «crudele» ed «egoista». Particolare non secondario: tutti gli autori sono statunitensi.
Al confronto George W. Bush era il ritratto della goffaggine. Accusato da più parti di essere ignorante (nonostante una laurea a Yale e un master a Harvard!), fece diffondere la lista delle sue letture, anno per anno. Forse per accreditare la sua immagine di «comandante in capo» comunicò alla stampa di leggere tonnellate di saggi storici sui suoi predecessori (da Johnson risalendo «per li rami» fino a Lincoln) e sulle guerre americane. Impossibile il computo delle pagine, spaventoso.
In mezzo spuntava qualche romanzo, uno in particolare: Lo straniero di Albert Camus. E fu subito polemica grottesca oltre ogni dire. Franco Cordelli intervenne sul Corriere della Sera per rispondere alla drammatica domanda: e se George W. si identificasse con Mersault? Il protagonista Mersault «va al mare, corteggia una ragazza, va al cinema». Poi viene invitato a una gita durante la quale, senza motivo, uccide un uomo. Secondo il critico è il «punto cruciale». Perché quell’uomo è «un arabo». Ecco spiegata l’attrazione di Bush (sterminatore di arabi e killer della libertà) per lo smilzo capolavoro dell’esistenzialismo.
A proposito di critici e di arabi, il terrorista Osama Bin Laden in passato si è dimostrato di gran lunga più influente dei primi. In un delirante messaggio audio, il capo di Al Qaeda caldeggiò la lettura di Rogue State (Stato canaglia, per Blum le canaglie però abitavano alla Casa Bianca) dello storico William Blum, fino ad allora noto soprattutto a una ristretta cricca di marxisti fuori tempo massimo. Il volume passò dalla posizione numero 205.763 alla 26 della classifica Amazon, la colossale libreria on line. Commento di Blum: «Meglio di un passaggio da Oprah Winfrey», la teleconduttrice capace di decidere il successo di un autore con un’intervista di pochi minuti.
Anche i nostri politici d’estate leggono. Veltroni, scrittore in passato (quand’era potente) paragonato a Pirandello, ha fatto «provvista in libreria» ed è partito con I pezzi mancanti di Silvio Palazzolo (mafia), Giustizia di Michael Sandel (filosofia politica) e Un colpo di vento di Ferdinand Von Schirac (giallone). Finito? No. C’è tempo anche per Credo in Dio e negli uomini (Shoah). Sono 1100 pagine in tutto, tante ma il tempo libero a Walter non manca, quindi yes he can. Basta così? No. «Mi porto dietro qualche documento che voglio leggere, ma poco, perché in ferie cerco di distrarmi». Ambizioso il piano letture di Galan: «leggere tutti e cinque i libri finalisti del premio Campiello». Tra Lerner, Pennacchi, Murgia, Pariani e Carofiglio il conto finale è di 1358 pagine. A cui bisogna aggiungere «documenti e dossier» perché il ministro non riesce a staccare. Più alla portata altri progetti: Antonio Pennacchi e Silvia Avallone (Acciaio) per Rosy Bindi, Il conte di Montecristo per Giorgia Meloni. Ancora più soft il programma di Alessandra Mussolini: «Libri sotto l’ombrellone? Ma quando mai! Io tengo l’iPhone e se mi gira mi faccio pure l’iPad e sto una pacchia». Non ha mica tutti i torti.