«Romanzo criminale», scalata ligure

In «Quel mostro di suocera» merita solo Jane Fonda

Viviana Persiani

Quel mostro di suocera si pone nel filone stile Ti presento i miei, quello del fatidico primo incontro tra futuro marito e i genitori della propria fidanzata. Solo che qui viene rivisitato un plot non nuovo al femminile, capovolgendo i ruoli. L’incubo di farsi accettare lo vive, nella commediola diretta da Robert Luketic, la fidanzata mentre la figura terribile che vuol mandare tutto all’aria è la mamma di lui. Un’idea interessante, vista dall’altra parte, ma che, in questo caso, appare sprecata. Perchè il film, molto teatrale, dove a farla da padrone sono sostanzialmente i dialoghi più che le situazioni, appare, se non banale, certamente al di sotto della sufficienza. Non certo per demerito di Jane Fonda che dopo quindici anni di assenza dismostra di essere ancora in gran forma, sia fisica che artistica. La sua interpretazione della suocera d’alta classe e cultura che vede di cattivo occhio la futura «proletaria» nuora è decisamente l’unico motivo per pagare il prezzo del biglietto.
Anche perchè il Ben Stiller della situazione è incarnato in Jennifer Lopez che, come attrice, ha dei limiti pur esendo un personaggio da botteghino. A volte la realtà offre la migliore delle sceneggiature come quella che sta alla base di The exorcism of Emily Rose, la pellicola a metà tra l’horror ed il legal thriller che si ispira ad un fatto realmente accaduto in Germania. Il film di Scott Derrickson ci racconta le drammatiche vicende di Emily Rose, una studentessa univarsitaria cattolica che è vittima di una possessione demoniaca.
Le cure mediche non servono ad attenuare quella che si ipotizza essere epilessia; viene chiamato un esorcista, padre Moore, per ridare la salute alla giovane. Solo che durante l’esorcismo Emily muore e il sacerdote finisce in tribunale. La sua difesa viene affidata ad una avvocatessa atea che, con il progredire del processo, dovrà fare i conti con il soprannaturale.
Il film procede tra flashback e scene in aula; il che, in alcuni momenti, spezza decisamente il ritmo appesantendone la narrazione. La pellicola cerca di mantenere le distanza tra scienza e religione (non è casuale lo scambio di sguardi, nella prima scena, tra il medico e il prete) e non sempre è un bene. Tenuto però conto che gli effetti speciali sono minimi (strano in un film del genere), va sottolineata l’ottima interpretazione di Jennifer Carpenter, credibile e carismatica indemoniata; non a caso, le scene dell’esorcismo sono indubbiamente quelle che danno sale a tutta la pellicola mentre quando ci si sposta in aula la noia regna sovrana. Un’ultima considerazione: che fine hanno fatto i fratelli Farrelly? Non saranno certo quelli melensi che dirigono L’amore in gioco, film del quale non firmano la sceneggiatura e che si ispira al divertente libro, anche se qui rivisto in chiave baseball, Febbre a 90 di Nick Horny.
I film più visti a Genova nell’ultima settimana
1) La fabbrica di cioccolato; 2) The exorcism of Emily Rose; 3) Quel mostro di suocera; 4) Vita da strega; 5) Romanzo criminale; 6) Madagascar; 7) I Fantastici 4; 8) L’impero dei lupi; 9) Passo a due; 10) Good night, and good luck.