Il romanzo «I privilegiati»

I n un saggio pubblicato su Harper’s, Jonathan Dee si è soffermato a riflettere sulle implicazioni dell’affermazione di Kundera secondo cui «il romanzo è un luogo dove il giudizio morale è sospeso». I privilegiati, quinto romanzo di Dee e in libreria per Giano, sembra partire proprio partire da questa riflessione.
Adam e Cynthia Morley (il nome richiama le parole «more» e «money», cioè più soldi) sono i «privilegiati». Sono belli, carismatici, infallibili e innamorati - una coppia che susciterebbe le invidie di tutti. E si stanno sposando prima degli altri per separarsi da un passato che ai loro occhi è fallimentare (i genitori appartengono alla classe operaia, il padre e la madre di Cynthia sono separati). Il loro destino è cercare ricchezze smisurate e non solo in questo ricordano molto da vicino altri famosi protagonisti di classici americani come il Duddy Kravitz di Mordecai Richler e il Sammy protagonista di Perché corre Sammy? di Budd Schulberg.
Adam e Cynthia sdegnano il mondo che li circonda ma non vogliono cambiarlo. La loro è una forma di isolamento che non lascia mai spazio al dubbio o all’autocritica: hanno una smisurata fiducia in se stessi. Sono un satellite che gode di leggi proprie. Per questo Dee si rifiuta di giudicare la loro morale con i parametri della morale comune.
Non c’è altro al di fuori di questo, di questa vocazione a essere «superiori», a questo rifiuto del passato, non sono quello remoto («Nel mondo della finanza», dice Adam, «vanno avanti quelli per cui anche ieri non è esistito»). E in questo senso è molto efficace la scelta di Dee di strutturare il libro in quattro momenti diversi della loro ascesa finanziaria, lasciando enormi spazi vuoti in mezzo e senza mai ricorrere al flashback per riempirli (tecnica per la quale Dee dice di essersi ispirato a Dos Passos).
Nel capitolo successivo a quello del matrimonio, li ritroviamo sei anni dopo nelle vesti di tipici aspiranti ricchi dell’Upper East Side. Sono nel mondo degli adulti, il «mondo delle responsabilità, il mondo la cui via di fuga svanirà alle loro spalle e per il quale si sentono fieramente impreparati». Adam verrà convinto a trasgredire la legge, coinvolto in un affare di insider trading, e tutto per accumulare ancora più ricchezza, per loro e per i loro figli, April e Jonas.
Dee ha detto di essersi ispirato, per i due protagonisti, a uno dei suoi libri preferiti - Il postino suona sempre due volte. Come in quel romanzo abbiamo due persone innamorate e il cui amore genera la loro moralità, trasformandoli in fuorilegge. Sono i personaggi di una America che sembra eterna. Carismatici e con i loro lati di ombra, come la paura del tempo - non sono mai, infatti, ciò che vorrebbero essere in termini di tempo (quando si sposano sono troppo giovani, quando diventano ricchi hanno paura dei segni del tempo sui loro corpi).
L’ultima parte è ambientata nell’estate del 2008. Dee non ci fa assistere al loro fallimento; non lo possiamo sapere, lo possiamo solo supporre. Anche se al lettore può non sfuggire il fatto che da lì a poco molte di quelle case ricche, di quelle coppie infallibili saranno spazzate via dalla crisi economica. Ed è per questo che il romanzo negli Stati Uniti è stato accostato a Union Atlantic di Adam Haslett (edito in Italia da Einaudi). Anche se, forse, il giudizio più autorevole è stato quello di un critico americano del New York Times che all’uscita di The Liberty Campaign, terzo romanzo di Dee, scrisse: «Se c’è un romanziere sotto i quarant’anni che in futuro sarà in grado di produrre il Grande Romanzo Americano, beh questo probabilmente sarà Dee». Con I privilegiati, a detta di molti, ci è andato parecchio vicino.