In un romanzo sui medici le reali storture della sanità italiana

Un paese fantastico che marcia su intrighi politici e favori sessuali

Un libro di ritorno. Già annusato e ficcato nel cervello. Costruito su nomi che fanno il giro del mondo perché una storia così mica ha una sola madre. Il romanzo d'un paradosso sanitario che Roberto Dantès cuce su «Camici Sporchi», Gammarò Editori, 208 pagine, 15 euro. Neanche è iniziata la promozione che già il libro va a ruba e il passaparola lo trascina su Dagospia. Una caso di ordinaria o straordinaria gestione sanitaria? L'editore insiste che è solo fantasia. Dantès ride asciutto e ammicca. E ti vengono i brividi perché lui medico lo è per davvero. Dietro al nom de plume di Dantès si cela il dottor Roberto Santi dell'Asl4 Chiavarese. Ma nel libro c'è solo un'Asl immaginaria di un immaginario paese che marcia su intrighi politici e favori sessuali, su bordate mancate e dimostrazioni estreme. Capitoli che assumono l'andamento delle sinfonie, adagio, allegro ma non troppo, andante, presto agitato, a seguire il ritmo d'un intreccio incalzante, che poi ti sbatte a terra, e quasi ti schiaffeggia. Il tutto all'Asl di Pernambuco: il cambio di maggioranza in Regione determina la nomina di un nuovo direttore generale, Carlos Arcano. Ad accoglierlo all'Asl è il dottor Dantès, medico dello staff direttivo aziendale. Buoni propositi, certo, ma è difficile per Arcano resistere alle pressioni di assessori e partiti che sostengono il governo regionale. Emblematica la storia di Helga Butirrosa, medico di rara bellezza che diventa responsabile del Pronto Soccorso senza averne i titoli, scalzando la dottoressa Marcella Jovine, promossa ad un incarico inesistente. Tra battaglie estreme e omertà vergognose, Santi-Dantès ritaglia storie d'amore e figure epiche. Come quel Loris Rocchi, l'infermiere del «dietro le quinte», la coscienza di un andamento bislacco che con quei suoi malati terminali ha ben poco a che spartire. Tant'è che nauseato dal partito e dalla partita con la vita sceglierà la soluzione estrema. Un cammeo incastonato in un'architettura potente di fili colorati e annodati in un cappio. Che ti stringe alla gola perché odora di fatti accaduti, accidenti. E l'autore gongola: «Il mio racconto è giocato su un paradosso: rendere realistico il fantastico». Occhi spalancati di sfida. Provi a stringerlo all'angolo. Hai bisogno della conferma di quel ritornello ossessivo, che ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale. Già, assolutamente bisogno e incroci l'autore.
Perché firmarsi Dantès
«La scelta dello pseudonimo è stata dell'Editore Gammarò. Non so perché abbia scelto proprio Dantès... È gente di buone letture e avranno avuto i loro sacrosanti motivi.
Niente a che fare con il ruolo di quel Dantès... il vendicativo Edmond de «Il Conte di Montecristo»?
«No. Non ricordo di aver letto questa storia...»
Lei dice che il romanzo è frutto della sua fantasia...
«Elemento che non mi manca».
... ma le vicende vissute dai protagonisti di «Camici sporchi» sono tremendamente simili a fatti anche piuttosto recenti che hanno coinvolto Aziende della Sanità ligure...
«Me lo hanno fatto notare in diversi... Alcuni colleghi vi si sono effettivamente in qualche modo riconosciuti».
Il caso di Marcella Jovine, ad esempio, sembra ripercorrere le vicende che hanno condotto al licenziamento della dottoressa Rosanna Vagge. Coincidenza?
«Conosco il caso della dottoressa in modo piuttosto superficiale».
Anche l'episodio della protesta del personale del Pronto Soccorso per il cambio imposto al vertice della Struttura è frutto della sua fantasia?
«Scusi, ma vedo che insiste. Voglio farle io una domanda...»
Veramente sono io che l'intervisto...
«Lei pensa veramente che se fosse successo tutto quello che ho descritto, nessuno sarebbe intervenuto? Che so... i colleghi della dottoressa licenziata, il sindacato, gli Ordini professionali... Ci sarà chi deve vigilare su certi comportamenti... E poi una Direzione che si comporta in quel modo... Ma andiamo... Può davvero funzionare così?»
Disarmante il nostro autore. L'occhio paradossalmente ironico e la cocciuta bandiera della finzione alzata dall'angolo. Tu resti in bilico. Un romanzo che non vorresti mai vivere, un romanzo che leggi digrignando i denti. Solo un romanzo? Così dicono.