Il romanzo sulla banlieue che non salvò la Francia

Un’umanità in bilico tra l’amore e la disperazione e che fino a poco tempo fa la Francia nemmeno conosceva. Eppure un’umanità ricca, impulsiva nella solidarietà e nel rancore, simpatica e amabilmente canaglia.
Cronache dall’asfalto di Samuel Benchetrit (Neri Pozza editore, pagg. 154, euro 14,50) è un bel romanzo, che in pochi capitoli scritti con brio, descrive i ghetti della periferia di Parigi molto meglio di tante analisi sociologiche. Parzialmente autobiografico narra le avventure delle famiglie che abitano in uno di quegli enormi, grigi, desolanti palazzoni che avvolgono Parigi e le altre grandi città francesi. Alcune figure sono reali, altre parzialmente inventate; poco importa. Il libro scorre benissimo, alternando episodi divertenti ad altri drammatici, ma mai fuori misura.
Quando arrivi all’ultima pagina guardi a quella realtà con uno spirito diverso. O meglio a quella che era la realtà. Samuel Benchetrit è nato nel 1973 e narra episodi che risalgono alla sua adolescenza. Nella seconda metà degli anni Ottanta, la rabbia non era ancora esplosa, il rancore non ancora radicato. L’uomo, per quanto povero potesse essere, prevaleva ancora sulla massa. C’era, anche nella miseria della povertà e nel grigiore di una vita da immigrato, una dignità di cui nessuno si sentiva privato. È quell’ambiente caldo e seducente che Fadela Amara - la tenace, straordinaria Gandhi delle banlieue che Sarkozy ha appena nominato vice ministro - ricorda della propria infanzia e che la ispira nella sua infaticabile opera di redenzione.
Scopri, leggendo Cronache dall’asfalto, la storia del piccolo Touré che per tutto un pomeriggio seduto su un cornicione all’undicesimo piano minaccia di buttarsi nel vuoto. Nessuno riesce a convincerlo a rientrare, nemmeno i poliziotti e i pompieri giunti in forze; ma poi basta un urlaccio della madre, di ritorno dal lavoro, per farlo filare all’interno; una madre amata e rispettata. Ti intenerisce l’ingenuità del piccolo Karim, che riesce a vendere a un poliziotto in borghese a caccia di spacciatori una tavoletta di cioccolato, anziché la droga (che davvero non aveva) per cento euro. Sorridi quando tre ragazzi del condominio trascorrono una settimana da sogno a Rosignano Marittimo, in provincia di Lucca, nell’ambito di uno scambio di studenti e che quando restituiscono l’ospitalità devono ribattezzare l’inconsapevole amico italiano con il nome di Angelo Kader, pseudo italoalgerino, per farlo accettare in famiglia. Ma l’inganno riesce fin troppo bene e Angelo Kader sfugge per un soffio al matrimonio con una vera francoalgerina.
Il dramma della Francia è di essersi illusa che la piccola, avvincente umanità raccontata da Benchetrit potesse bastare per assorbire ogni problema. Non è andata così e le pagine del romanzo, oltre a regalarci una lettura davvero gradevole, rappresentano un monito per chi, come l’Italia, inizia solo ora ad affrontare il problema dell’integrazione di milioni di immigrati. Lasciar fare, nella speranza che alla fine tutto si aggiusti, è crudele oltre che sbagliato.