Romba l’ira degli automobilisti: «I più colpiti sono i più poveri»

Luca Telese

da Roma

Non sappiamo ancora se la classe operaia vada in paradiso, ma grazie alla Finanziaria (e ai suoi superbolli) abbiamo scoperto - se non altro - che cammina a metano. E anche (stavolta grazie a Quattroruote) che un altro degli assunti della Finanziaria che avrebbe dovuto far piangere i ricchi è sbagliato, al punto che produce le lacrime dei più poveri. Possibile? Certo. L’Unione, come è noto, era partita dall’idea di tassare i Suv, simboli di arricchimento prepotente e voluminoso. Risultato? Sotto l’incubo delle imposte possibili, a ottobre, le vendite dei «gipponi» crollano: un dato su tutti? Quello della Volvo Xc 90 (meno 27%!). Ma poi, come è noto, i Suv vengono «salvati», e si passa alla famosa tassa sui cento cavalli. L’intenzione dichiarata degli uomini della maggioranza è: «Prendiamo quelli con i macchinoni». Se supero i cento kilowatt (questo è il sottointeso) di certo sei uno di quelli che romba e inquina.
Errore tragico. Se leggi il diluvio di lettere che hanno invaso la redazione del più prestigioso mensile di auto italiane scopri che è esattamente il contrario. Un esempio? La signora Monia C. da Imperia, che scrive indignata, rivolgendosi a Romano Prodi: «Sono purtroppo proprietaria di un’Alfa 147 da 110 kw, vecchia di sei anni, comprata di terza mano, e pagata faticosamente con le cambiali». Per andare a fare le corse in autostrada? Macché. Come spiega lei stessa, perché «devo percorrere ogni giorno la bellezza di 190 km, il tutto per uno stipendio di 976 euro al mese». Insomma, l’identikit di una classica «Cococo dell’autopendolarismo». Scrive Monia: «Non posso cambiarla né con un’auto usata né con una nuova, non posso accedere a prestiti finanziari, non ho più risparmi. Ora mi mettono pure la soprattassa sul bollo (come se sulle auto non ce ne fossero già abbastanza) asserendo che chi possiede una macchina da oltre 100 kw è da considerarsi ricco».
Già, un bel paradosso. Ma si dirà: pazienza, dispiace, sono poveri, sono precari, però inquinano, (dunque è giusto che paghino). Macchè: purtroppo nella maggioranza dei casi, non è vero nemmeno questo. Prendete Valerio Chiappini, proprietario di una Alfa 75, Ts del ’91 («valore commerciale - come dice lui stesso - pari a zero») spiega che lui, come tanti altri ha comprato un’auto vecchia, ma potente, per un motivo semplice: «L’ho dotata di un impianto Gpl che la rende meno inquinante, per aver installato il quale, però, non ho ottenuto nessun riconoscimento». Giustamente si lamenta: «I politici sono tesi solo a far acquistare auto nuove». Conclusione: «Io una macchina nuova non me la posso permettere, ma non voglio essere messo allo stesso livello di chi guida una Porsche». Così si scopre che non si tratta di casi isolati, ma di tutto un mondo, invisibile dal Palazzo, i nuovi «auto-proletari». Anche Gian Luca Vivian, di Santa Maria di Sala ha comprato una Volvo 960 turbo e ci ha messo l’impianto a gas. Lo aveva fatto per avere una family a costo stracciato, per scarrozzare i bambini, risparmiare soldi e inquinare meno. Risultato? Con la nuova Finanziaria passerà da 361 euro a 480 euro di bollo. «Vale più il bollo della macchina!», si lamenta sconsolato Vivian. Scrive un altro lettore di Quattroruote (probabilmente ulivista): «Letti gli articoli sulla Finanziaria nel fasciscolo di novembre mi sento di consigliarvi la massima cautela quando commentate le scelte politiche del governo in materia di auto». Risponde la rivista: «Non dateci etichette che non vogliamo avere». Diceva Lenin, «La verità è rivoluzionaria». Anche il popolo dei «proletari da cento cavalli», a modo suo, lo è.
(luca.telese@ilgiornale.it)