Romba il motore nel cuore rossoblù

C'era una volta Valentino Rossi che sfrecciava, dimmi a che velocità vai e ti dirò chi sei. Vola che diventerai un mito, sgommava verso un sogno. Non si è più fermato, adesso lo vedi sul tetto del mondo. Il merito è anche suo, Carlo Pernat. Che esporta Genova nel mondo. Non è cambiato da quel giorno, era sempre Valentino Rossi. Occhietti vivaci, sguardo che ti cattura, la battuta che ti fulmina. Romagna mia, goditi quella perla. Pernat fa così, lo chiamano e gli dicono: questo non lo prendi più quando sale sulla moto. Esatto, aggiudicato, la risposta è giusta. È oro puro quello che luccica.
Pernat vuole vedere, osserva, aspetta un paio di curve e qualche anno dopo ti racconta che è stato colpo di fulmine: «Me lo segnalò suo padre con cui ero molto amico. Ho pensato che quel ragazzo poteva essere un pazzo o un campione. Gli vidi fare alcune traiettorie straordinarie, un fenomeno lo scopri lì: è troppo facile andare forte nei rettilinei». Ci vuole fiuto anche a duecento all'ora, pochi lo hanno, Pernat è il numero uno della categoria. Un manager che conosce la materia come pochi. La storia parla, non dice bugie, ci sono nomi e cognomi che confermano. Valentino Rossi e Max Biagi, qualcuno nel calcio ha scoperto insieme Pelè e Maradona? È la stessa cosa, Pernat lo ha fatto, scoprendo quei due fenomeni.
Iniziamo la storia da qui, servirebbe un libro. Un capitolo dopo l'altro, non vorresti mai scrivere l'ultima parola. Carlo Pernat, la velocità è il suo mestiere. Potrebbe essere il titolo perfetto, ma fino ad un certo punto. Capirete più avanti. Lo sport è la sua vita, dal calcio al ciclismo, non solo motociclismo. Questo è meglio. Una piacevole sorpresa. Porta in giro per il globo la bandiera della Superba. Genova e il Genoa nel cuore, un passato anche nella società rossoblu e il sogno di ritornarci ancora una volta perché il Grifo è tutto. Pernat, mille episodi da raccontare. Il motociclismo è nato con lui, non esageriamo. E lui ci starebbe tutta la vita in quella pista dove le moto schizzano sull'asfalto.
Duecentomila chilometri all'anno su un aereo, la valigia sempre pronta, il prossimo gran premio è sempre il più bello. La filosofia è questa, toglietemi tutto ma non la passione. Si divertiva, si diverte, si divertirà ancora, sempre, non ci sarà mai la parola fine. Il segreto del suo successo è semplice, efficace, vincente. «È troppo bello». È cambiato il pianeta del motociclismo («In modo radicale, si sta avvicinando alla formula 1, ma è un mondo pulito. Vicende come quelle di Calciopoli, nel nostro ambiente non potrebbero mai succedere»), lui no. È quello di ieri, marketing e comunicazione si possono fare anche così: «Preferisco parlare in faccia con le persone, non sono il tipo da mail»: questa è la sua forza. Abbiamo detto, ci sono sorprese.
Pernat non è solo l'uomo del motomondiale, è anche calciatore, ciclista, pilota di Formula 1 quando, agli inizi degli anni 80', seguiva per la Piaggio tutti gli sport. Che vuol dire la Juve di Platini e Trapattoni, il giro d'Italia con Baronchelli o la Ferrari di un certo Villeneuve. Una cultura sportiva a trecentosessanta gradi. Ancora Gilera, Cagiva e Aprilia, le tappe di un successo prima di ricevere una telefonata dal Genoa di Mauro e Scerni. Ci ha pensato, vado o non vado? «A cinquant'anni fu una scelta difficile, ma era troppo forte la mia passione per i colori rossoblu. Avevo un contratto di tre anni, andai via dopo sei mesi. La ragione? Idee completamente diverse, meglio cambiare». Vorrebbe riprovarci, chissà. Un sogno nel cassetto. Il primo. Poi c'è il secondo. Magari lo realizza tra qualche mese: «Ho ottenuto tanti successi, ma c'è ancora quello che manca: vorrei vincere il motomondiale con Loris Capirossi. Teoricamente, ci sarebbe la possibilità di riuscirci già adesso, anche se mancano soltanto due gran premi. Se non dovesse succedere quest'anno,ci proveremo nella prossima stagione».
Capirossi, fermiamoci un attimo. Non è stata una sua scoperta, ma dal 99' vivono in simbiosi. Prima l'amicizia, poi il lavoro. Intesa perfetta, basta uno sguardo. Pernat aveva concluso la sua avventura al Genoa, Loris una stagione sfortunata. Da quel giorno è il suo manager: «È una persona straordinaria, è il motociclista della porta accanto: sempre disponibile con tutti, spero davvero che possa vincere il titolo». Presto, prestissimo. Non mettiamo limiti, ci sono due gare e tutto può succedere. Oppure quando si alzerà, di nuovo, il sipario e il mondo delle due ruote diventerà ancora più bello e ricco. Un gran premio da aggiungere alla lista, saranno diciotto. Attenzione, ci siamo anche noi. Sembrano urlare dal motomondiale. «Nelle ultime due gare dell'anno potremo raggiungere anche i dieci milioni di audience, sono, a grandi linee, i numeri che fanno nella Formula 1».
Cinquantotto anni, una vita di corsa, non è il tipo che si ferma ai box. Zero rimpianti, non guarda mai indietro perché deve pensare a quello che poteva essere. Rifarebbe tutto, pure la scelta del Genoa. «Sono contento, mi diverto troppo, è un mestiere bellissimo anche se bisogna fare sacrifici». Vietato avere una vita privata, Pernat mette il naso a Genova giusto un paio di mesi. E basta. Però, è bello così. Se la gode di più la sua Zena. È nato in Piazza Alimonda, vede il mare nella sua casa di Polanesi e gli sembra il Paradiso. Toccata e fuga, un paio di giorni soltanto. Ma bastano per ricaricare le pile anche se passano troppo veloci. Ci risiamo, bisogna preparare la valigia che si torna in pista. Altro giro, altro gran premio. Non solo Capirossi. C'è un altro Valentino Rossi da scoprire. Tanti nomi sul taccuino, uno in particolare già blindato da Pernat. Niccolò Canepa, genovese, classe 1988, un baby che ha talento. Prendete un appunto per il futuro, tra qualche anno sarà stata una profezia. Corre per la Ducati, dove il manager è consulente. Può diventare grande, scommette lui. C'era una volta, le favole più belle iniziano sempre così. Diventano bellissime quando c'è Carlo Pernat che scrive la prima riga.