Romeni e bulgari dicono addio alla burocrazia

Dal primo gennaio romeni e bulgari sono diventati a tutti gli effetti cittadini Ue. Nei mesi scorsi abbiamo intervistato professionisti, artisti e intellettuali originari da questi due Paesi che vivono e lavorano a Milano e chiesto loro un commento sull'arrivo previsto di numerosi loro connazionali in città. «Crediamo nella cultura della legalità e nel dialogo: cerchiamo di essere utili ai nostri connazionali appena arrivati aiutandoli nell'inserimento. All'ufficio stranieri abbiamo aperto uno sportello per fornire indicazioni sul permesso di soggiorno e altre pratiche e abbiamo stretto un gemellaggio tra il Tribunale dei minori di Milano e i giudici esperti di problemi minorili in Romania», aveva anticipato Romulus Popescu, ingegnere, 52 anni, rifugiato politico in Italia negli anni '90, ora presidente dell'Associazione culturale romeni in Italia che conta un migliaio di soci. «Arriveranno colf, operai edili, metalmeccanici, lavoratori qualificati e stagionali, ma anche coloro che svolgono lavori sgraditi agli italiani - sostiene Jon, operaio, 30 anni, da dieci a Milano -. Godranno dell'apertura al mondo del lavoro senza più dovere passar attraverso burocrazie estenuanti». Ma c'è anche chi prevede l'arrivo di turisti e studenti che avranno la piena libertà di circolazione. «Aspetto mia sorella che verrà a trascorrere qualche giorno di vacanza - esclama radiosa Maria, studentessa in Legge - finalmente le procedure sono semplificate». «Molti di noi non portano qui solo droga, criminalità o sesso a pagamento, ma anche cultura», ha dichiarato la bella Marina Dimitrova, in arte Shams, ballerina bulgara di danza del ventre che vive in Italia da oltre vent'anni. Un rammarico? Che la comunità dei bulgari sia più dispersiva rispetto alle comunità di filippini, cinesi o cingalesi. «D'altra parte - sostiene - noi siamo anche molto meno numerosi». Secondo l'Osservatorio regionale per l'integrazione e la multietnicità, 7.400 in Lombardia, di cui 1.250 a Milano.