Romeno ucciso a colpi di martello

Il clandestino è stato massacrato da un «commando» di connazionali all’interno di una baraccopoli

Una tragica lite oppure una vera e propria spedizione punitiva? Giallo sulla morte di Costantin Mehai, 39 anni, clandestino romeno e sul ferimento di un suo connazionale R. D., ora ricoverato all’ospedale «Vannini» in condizioni gravissime. Un fattaccio avvenuto nella tarda serata di domenica quando un «commando» di cinque persone, con tutta probabilità straniere anche loro, ha fatto irruzione in una baraccopoli in un campo di via Teano, sulla Prenestina, dando fuoco ad alcuni tuguri e colpendo il romeno a calci, pugni e, soprattutto, con dei martelli alla testa fino a ucciderlo.
Un omicidio feroce su cui adesso indagano i carabinieri della compagnia Casilina che stanno ricostruendo scena e dinamica del delitto interrogando senzatetto e desperados che vivono e che frequentano la zona. Uno spiazzo desolato, coperto da una fitta vegetazione incolta, completamente buio col calare del sole, difficilmente accessibile dall’esterno. «Neppure noi - dice il maggiore Oronzo Greco - eravamo a conoscenza di una situazione simile. Bisogna intervenire al più presto con una bonifica dell’area». Appena una settimana fa, nella notte tra sabato 16 e domenica 17, i carabinieri di piazza Dante ritrovano a seguito di una segnalazione anonima al 112 il cadavere di Ivan M., romeno di 42 anni, da un paio di anni in Italia. Il suo corpo è disteso accanto a una brandina nell’ennesima favela ai margini della capitale, tra via Pisoniano e via Rocca D’Arce, a due passi dalla stazione Fs Prenestina. Anche lui massacrato a mani nude, forse al termine di una lite tra barboni. E dopo una lite furibonda scoppiata per un debito di appena 15 euro, è morto anche Krystof Wolinski, altro romeno di 43 anni, ucciso da due connazionali di 23 e 40 anni subito fermati dagli investigatori della Squadra Mobile. Un episodio avvenuto venerdì scorso a Poggio Ameno, sulla Laurentina. La vittima sbarcava il lunario sistemando i carrelli della spesa davanti a un supermercato.
Alcune mazzette, tracce biologiche, una testimonianza: questi gli elementi in mano agli inquirenti per dare un nome agli assassini di Costantin Mehai. Non è escluso che l’aggressione sia nata durante una discussione, magari tra ubriachi, e improvvisamente degenerata.