Romeo, la fenice risorta dalle ceneri di Tangentopoli

Di nome e di fatto, non c’è che dire. La vita di Alfredo Romeo, 55 anni, è stata tutta un global service, esattamente come la delibera del Comune di Napoli che ha attirato l’attenzione degli inquirenti e gli ha fatto scattare le manette ai polsi. Un «servizio completo» che, molto premurosamente, il disinvolto imprenditore napoletano ha saputo, voluto e potuto offrire a destra e a sinistra. Nel senso strettamente politico del termine. Naturale che un uomo della sua lungimiranza e delle sue doti avesse fin da bambino puntato in alto. Molto in alto. Tanto da riuscire a far diventare affar suo la manutenzione (attenzione, degli stabili non dei relativi inquilini, perlomeno non di tutti) del Quirinale, del Senato e del ministero dell’Economia.

Tanto da voler concorrere spiegando le vele di tutta la sua spregiudicatezza agli appalti in programma in Vaticano. Tanto da arrampicarsi sempre di più per raggiungere il suo Everest personale: una torre di quattro piani costruita sulla spiaggia di Posillipo, la sua regal dimora per la quale, sia detto per inciso, è stato indagato per occupazione di suolo pubblico. Quisquilie. Che si sarebbero dovute chiarire e dibattere in un aula di tribunale proprio domani e per le quali sembra, almeno così la pensano i magistrati romani, Romeo avrebbe chiesto al giudice napoletano Bruno Schisano (ora trasferito e sotto osservazione per abuso d’ufficio) di dargli una mano.
Alfredo Romeo, caso più unico che raro nel panorama squallido dei corrotti e dei corruttori d’Italia, come l’Araba Fenice risorge o, meglio sarebbe dire, nasce, costruisce e consolida il suo impero proprio sulle ceneri di Tangentopoli.

Il «come» ci sia riuscito sta dentro i faldoni delle varie inchieste che si stanno accumulando sulle scrivania dei giudici che hanno deciso di vederci chiaro, mentre per quanto riguarda il «grazie a chi» sia riuscito a diventare quello che è diventato, la risposta è una e una soltanto: abbracciando in modo assolutamente bipartisan politici di tutti gli schieramenti. Anche se, appena lasciato il carcere, pochi giorni dopo il suo primo arresto all’epoca di Mani pulite si prese subito la briga di accusare proprio i politici di avergli «estorto» del denaro. Per quel primo incidente di percorso venne condannato in appello con l’accusa di corruzione a 2 anni e 6 mesi. Ma, così va il mondo, anche il mondo giudiziario, quella sentenza non è mai riuscita a diventare definitiva fin quando, correva l’anno 2000, è stata, di conseguenza, prescritta in Cassazione. La strada per una grande carriera è in ogni caso spianata, visto che già a partire dalla fine degli Anni Ottanta, Alfredo Romeo comincia a rappresentare una sorta di faro di riferimento del mercato immobiliare italiano. Vediamo qualche dettaglio: nel 1989 la Romeo Gestioni si aggiudica, per la prima volta in Italia, il censimento e l’amministrazione di un grande patrimonio pubblico, quello del Comune di Napoli, che è un affare da 100 miliardi di lire.

Incarico che viene prorogato per sette anni. Romeo è come se si piazzasse su una rampa di decollo perché l’appalto vinto a Napoli lo proietta nel dorato firmamento del mercato immobiliare italiano e gli permette di manovrare affari a Milano, Venezia e Roma. Una stima, fatta l’anno scorso delle gestioni patrimoniali della «Romeo Immobiliare» e approssimata per difetto, indica un patrimonio che superava i 48 miliardi di euro. Tornando a fare un po’ di conti a Napoli, capitale dell’impero di Romeo sarebbero 30.500 gli alloggi pubblici per un totale di 135mila inquilini, gestiti direttamente dalla società che impiega più di 500 persone. Anche a Roma il gruppo dell’imprenditore partenopeo ha fatto centro perché riesce a occuparsi della manutenzione delle strade. O perlomeno se ne occupa finché il nuovo sindaco Gianni Alemanno, visto il rapporto degli uffici tecnici che segnalano gravi inadempienze, rompe il contratto a novembre con l'arrivo delle prime piogge che poi hanno messo ko la Capitale.

Resta il fatto che per quel lavoro la «Romeo» pare abbia percepito 45 milioni di euro. La personalità spregiudicata di Romeo l’ha sempre portato ad accogliere a braccia aperte e soprattutto senza porsi troppe domande, funzionari e tecnici naufraghi e transfughi di varie pubbliche amministrazioni. Secondo gli investigatori, infatti la Romeo Immobiliare ne avrebbe arruolati parecchi tra i suoi dipendenti, così come, altrettanto generosamente, avrebbe aperto le porte a parenti di «amici». E naturalmente agli amici degli amici. Molti dei quali hanno festeggiato con l’illuminato imprenditore il suo nuovo gioiello. Il Romeo Palace Hotel in via Marina a Napoli, finito adesso sotto sequestro. Anche se le camere erano già tutte prenotate.