Romiti chiude la porta in faccia a Save

L’ex numero uno Fiat: «Possibile un accordo industriale»

da Milano

Marcia a pieno ritmo il riassetto di Gemina, mentre Cesare Romiti lancia nuove frecciate a Save con una serie di dichiarazioni che promettono scintille: «La loro richiesta di un ingresso nel patto di sindacato non ha senso».
Romiti ha parlato all’uscita dalla riunione dei grandi azionisti di Gemina, che controlla gli Aeroporti di Roma. Vittima delle esternazioni invece la società che controlla gli scali di Venezia e Treviso e che con un blitz dell’estate scorsa aveva acquisito il 10,4% di Gemina (a cui si affianca un 2% circa di Finint, controllante di Save). A proposito della possibile collaborazione tra Gemina e Save Romiti è stato netto: «Se c'è un piano industriale serio da valutare, allora va bene», ha detto. Questione del tutto diversa invece l’ingresso nel patto. Si conferma così la tensione tra l’ex patron Fiat ed Rcs e il gruppo veneziano, che in autunno ha presentato alla famiglia Romiti e agli altri grandi soci un piano industriale che prevede l'integrazione fra gli aeroporti di Venezia, Roma e Treviso.
Enrico Marchi, presidente di Save, ha subito reagito definendo «attese e scontate, dopo quasi un mese di assenza di contatti» le parole di Romiti. Un cambiamento nell’atteggiamento dei veneti non sembra però in vista. La strategia scelta è quella della guerra di posizione, magari nell’attesa di convincere delle proprie ragioni i due nuovi azionisti dell’ex Miotir (i Benetton e il fondo Clessidra di Claudio Sposito) e fidando con ogni probabilità in un progressivo ridimensionamento del peso della famiglia Romiti. Quanto ai nuovi equilibri societari ieri al mercato dei blocchi è passato di mano il 4,7% circa del capitale di Gemina. A vendere, in vari pacchetti tutti al prezzo unitario di 2 euro, sono stati Pirelli, Italmobiliare (gruppo Pesenti) ed Edison. A comprare sono state invece l’ex Miotir - azionista di maggioranza di Gemina - che di recente ha cambiato nome in Infrastrutture e Sviluppo, Fondiaria Sai (Ligresti), Generali e il gruppo che fa capo alla famiglia Fassina.
Da tempo era stato raggiunto un accordo con i tre azionisti in uscita del patto di sindacato per la cessione delle lore quote (l'1,73% per Pirelli, lo 0,93% per Edison e il 4,37% per il gruppo Pesenti, suddiviso tra Italmobiliare con il 2,31% e Italcementi con il 2,06%). In base agli accordi le azioni dovevano essere preventivamente offerte agli attuali componenti. E così è stato, con Fondiaria Sai, Generali e Fassina Partecipazioni che hanno chiesto di rilevare pro quota le azioni, mentre l’ex Miotir ha acquisito il resto. L’operazione non si è ancora conclusa: Italmobiliare venderà le ultime azioni in gennaio. Anche in questo caso l’ex Miotir si è comunque impegnata a rilevare, oltre la propria quota, le azioni che non dovessero essere acquistate dagli altri grandi soci.
Dopo i movimenti il patto di sindacato di Gemina ha poi preso atto, nella riunione di ieri, dei nuovi equilibri. Ora l’ex Miotir è al 18,18% rispetto al 14,86% precedentemente detenuto; Fondiaria Sai è salita al 3,67% rispetto al 3%, Generali al 2,82% rispetto al 2,31% e Fassina partecipazioni all'1,22% rispetto al precedente 1%.