Romney a caccia del vice: il giovane Rubio tra i favoriti

L'Obama latino sarebbe il primo ispanico della storia nel ticket presidenziale <strong id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr"></strong>

Guarda già lontano Mitt Romney, dopo il trionfo in Florida. L’ex governatore del Massachusetts è già considerato da tanti il futuro sfidante di Barack Obama. Così, automaticamente, è partita la caccia al successore, con relativi pronostici su chi chiamerà al suo fianco come candidato vicepresidente degli Stati Uniti. Intanto chi è al fianco del presidente in carica - la moglie Michelle - è stata ieri al centro di una nuova performance mediatica ospite della popolarissima Ellen Degeneres. La first lady si è esibita in 25 flessioni consecutive in diretta tv e il video spopola ora su Youtube. Come una perfetta marine, Michelle ha mostrato le sue doti atletiche e la sua tempra.

Scegliersi il numero due giusto, nella storia politica americana, è spesso decisivo per il successo dell’intera campagna elettorale. I criteri che stanno alla base di questa mossa politica tanto importante hanno qualcosa di scientifico: si tratta di valutare la migliore chimica personale, l’eleggibilità, l’appeal geografico. E infine, l’ultimo fattore, ma forse il più importante, evitare il pericolo che una spalla troppo in gamba possa mettere in ombra l’attore protagonista. Stavolta, a fronte di un campo di aspiranti presidenti non di primissimo livello, i potenziali numeri due sono tutti personaggi molto popolari. In classifica figurano cinque nomi.

Il primo: Marco Rubio, giovane senatore di 41 anni, ribatezzato l’«Obama latino» che potrebbe diventare il primo ispanico in un ticket presidenziale della storia. Se il Grand Old Party vuole tornare alla Casa Bianca deve conquistare la Florida. E il modo migliore per raggiungere l’obbiettivo è scegliere lui come vicepresidente. Numero due: Bom McDonnell. Popolarissimo governatore della Virginia, eletto con un consenso oltre il 60%. Per lui vale la stessa storia di Rubio: come la Florida, anche il suo Stato è cruciale per ogni candidato repubblicano. Capo dell’associazione dei governatori dell’Elefante, ha u profilo di conservatore doc. E potrebbe bilanciare l’eccessiva moderazione di Mitt Romney.

Unico handicap: sarebbe un ticket tutto bianco. Terzo: Rob Portman, senatore dell’Ohio, «swing state», cioè decisivo sulla strada della Casa Bianca. Abile nell’attività parlamentare, gode della fiducia di moltissimi colleghi e dell’establishement del partito. Non è un leader carismatico, ma grandissimo uomo macchina. Potrebbe risolvere molti problemi a Romney, senza mai attirare su di sè le luci della ribalta. E ancora Chris Christie, simpatico, corpulento e popolarissimo governatore del New Jersey. È stato a un passo dalla candidatura ed è uno dei leader più amati dall’elettorato repubblicano in tutto il Paese.

Ultimo dei cinque favoriti: Tim Pawlenty. Ex governatore del Minnesota, è stato il primo a mollare la corsa presidenziale. Non viene da uno Stato a rischio, ma è un politico abilissimo nella comunicazione e soprattutto fortissimo nei dibattiti, una dote molto importante nelle ultime settimane prima del voto finale. In un duello tv con l’anziano Joe Biden potrebbe avere la meglio.