ROMPIPALLE OVALI

Scusate per il titolo: non siamo soliti usare termini volgari, nemmeno per scherzo. Ma, quando ce vò, ce vò: il campo del Ferraris è ormai simile a un orto coltivato a patate e l’incidente di domenica sera ad Angelo Palombo è solo la punta di un iceberg che testimonia i rischi che corrono i giocatori su un simile terreno. Del resto, sarebbe sufficiente riflettere su un particolare: a lanciare l’allarme - quando il campo era ancora verde, l’erba morbida e il colpo d’occhio straordinario - era stato Max Tonetto.
Ecco, Tonetto è uno che parla con il contagocce, che non usa mai una parola fuori posto, uno che vive come gioca: concreto, veloce, utilissimo, senza fronzoli. Da quando sono a Genova, credo che la dichiarazione più forte di Max sia stata roba tipo: «Oggi ci siamo proprio meritati la vittoria». Insomma, una vita da (grande) mediano, sia pure esterno di fascia. Anche dialetticamente. Eppure, Tonetto il mite quando giocò le prime partite sulla nuova erba del Ferraris non riuscì a trattenersi: «Questo campo ci fa rischiare moltissimo».
A posteriori, anche quella volta, Max si era attenuto alla sua proverbiale moderazione verbale. E lo stiamo verificando in queste settimane ogni volta che Sampdoria o Genoa hanno la sfortuna di giocare in casa: quando qualcuno prova a calciare, in qualsiasi zona del campo, insieme al pallone si muovono chili di terra. Perfetta metafora del passaggio dalle zone erogene alle zolle erogene: basta sfiorarle e saltano da tutte le parti.
Ora, che il campo di gioco a Marassi abbia una durata limitata, come la mozzarella, è un dato di fatto che ci perseguita da più stagioni. E quindi c’era da aspettarsi che, prima o poi, la trasformazione in campo di patate sarebbe avvenuta. A farlo accadere «prima», anzichè «poi» è stata la scelta suicida di farci giocare sopra - nonostante gli impegni delle due squadre di calcio - una partita di rugby. Con i giocatori dalla palla ovale che l’hanno praticamente arato, secondo le tecniche di agronomia più estreme.
Quella partita, peraltro amichevole e inutile per Genova, è stato un grossissimo errore. Uno dei colpevoli è l’assessore allo sport del Comune Giorgio Guerello, persona perbene e che stimiamo, ma che nella circostanza ha sbagliato molto. E con lui, chi - anche nel mondo dell’informazione - ha esaltato la nobiltà del rugby, spacciando per eroi positivi personaggi che hanno distrutto un campo e una discoteca e contrapponendoli ai cattivi del calcio. Retorica da quattro soldi da buttare nel cestino, a cui si sono sottratti in pochi. Ne cito due: Piero Sessarego su queste pagine e Stefano Rissetto sul Corriere mercantile.
Agli altri, lasciamo le palle ovali. Pregandoli di non rompercele più.